Lunalpina Fattoria Creativa è sostenitrice e partner della Scuola Ambulante di Agricoltura Sostenibile Alpina. Abbiamo incontrato Nadia Lotti, la titolare dall’azienda, in un pomeriggio di fine aprile e durante una passeggiata tra i prati in fiore….

D: Ci presenti Lunalpina

R: Il progetto Lunalpina nasce nel 2010 a seguito dell’acquisto di una casa privata con annesso un pollaio da parte mia e di mio marito. Abbiamo deciso di trasferirci qui provenendo da Sondrio e scelto di vivere in mezzo alla natura cercando di sviluppare il progetto che è sempre stato il mio sogno e cioè abbinare la formazione – visto che mi ero da sempre occupata di formazione in campo sociale – con la natura, con gli aspetti dell’ecologia. Il lavoro che facciamo soprattutto con le giovani generazioni è orientato a trasmettere l’attaccamento alla terra, l’amore per la natura, il senso ed il valore dell’ambiente.

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Nadia Lotti –  Lunalpina Fattoria Creativa

Quando mi sono trasferita qui è stato l’inizio di un’avventura visto che io sono una cittadina, ed ho dovuto iniziare da zero a fare l’agricoltore perché per fare quello che volevo fare, e cioè una Fattoria Didattica, dovevo prima diventare imprenditrice agricola.

Quindi ho dovuto trovare dei terreni, capire come fare le coltivazioni, ed allora abbiamo organizzato dei Corsi facendo venire esperti per apprendere i metodi di coltivazione. Ci siamo appoggiati all’Accademia di Permacultura, abbiamo frequentato dei Corsi sull’agricoltura sinergica, e subito abbiamo pensato di avere un forno perché “fa calore” e quindi “centro di vita”. Due anni fa abbiamo fatto un corso con un esperto e abbiamo realizzato un forno in terra cruda con il materiale recuperato sul posto grattando ad una certa profondità la terra dove si trova il “gish” che è una terra argillosa. In Valtellina si dice che non c’è terra argillosa invece i vecchi contadini dicevano che ad una certa profondità c’era è infatti l’abbiamo trovata. L’impasto prevede un 15% di “gish”, paglia, sabbia e terra. Al corso hanno partecipato 15 persone in forma residenziale e questo è stato un modo per imparare noi e per fare delle iniziative che fossero anche sostenibili perché offrivamo vitto ed alloggio perché ho acquisito tutti i permessi come Agriturismo.


Lunalpina farttoria creativa azienda agricola
la Fattoria

D: da dove sei partita per capire che cosa volevi fare?

R: Abbiamo frequentato i corsi della scuola di decrescita a Venezia e fra i vari interventi quello sulla permacultura ci aveva affascinato ed ho pensato che poteva essere un riferimento da provare e sperimentare. Mi piace l’approccio che dice che la permacultura “non è un modello ma un atteggiamento di ricerca verso stili di vita più sostenibili”.

D: Dopo i corsi quali altri passaggi hanno segnato la tua vita professionale di neo contadina?

R: Sinteticamente il primo passo è stato quello di diventare imprenditrice agricola, il secondo di ampliare l’offerta diventando agriturismo e infine abbiamo ottenuto la certificazione come Fattoria Didattica. Questi passaggi rientrano in un progetto di tipo educativo – ecologico.

Ma ricapitoliamo: i miei primi passi come imprenditrice agricola sono stati quelli di avere delle coltivazioni e degli animali. Ma da che animali inizio? A me sono sempre piaciuti i cavalli, però non ne sapevo niente ed allora ho iniziato dagli asini perché hanno un costo sostenibile, mangiano poco e puliscono tanto. Poi abbiamo acquistato una serra visto che siamo in un posto ventilato, e abbiamo iniziato a prendere confidenza con le coltivazioni. Un mal di schiena! Tra i vari esperimenti abbiamo visto che i cereali autoctoni, che io pensavo fossero una cosa difficile da coltivare, sono in realtà i più semplici da coltivare. Non si ammalano, una volta che prepari il terreno non li guardi più fino al momento della raccolta. Quest’anno abbiamo piantato la segale antica che poi verrà ripiantato grano saraceno ed il granoturco che abbiamo seminato con l’aiuto di un gruppo di profughi. Il granturco è un gran “consumatore” di energia del terreno e si pianta nello stesso campo ogni 4 anni, a differenza del grano saraceno e della segale che si possono piantare anche per due anni consecutivi sullo stesso campo. Per rigenerare piantiamo patate. Con le orticole ci indirizziamo a seconda degli andamenti climatici. Amiamo molto le erbe spontanee per cui in questo momento stiamo raccogliendo tarassaco con cui faccio molte preparazioni. Abbiamo anche un orto sinergico alimentato da una cisterna di acqua piovana con un sistema di distribuzione dell’acqua in suolo.

D: quali sono i problemi che ha incontrato?

R: La sfida è quella di avere un progetto sostenibile anche economicamente e portare avanti delle forme di autoproduzione. Da qui la scelta di fare il sapone, i dadi vegetali, le creme, insomma cerchiamo di fare quello che possiamo per evitare gli sprechi. Queste conoscenze derivano da due anni di Laboratori didattici su questi argomenti.

Laboratori di tecniche di panificazione, laboratori di saponificazione, riciclo dei materiali. In più ho preso in gestione in convenzione dal Comune di Castione una struttura che è una ex scuola elementare dove vi è la possibilità di alloggio e di somministrazione pasti e dove organizziamo diversi eventi, serate, serate a tema con cucina biologica solo vegetariana cercando di proporre una cucina a basso impatto ambientale e a filiera corta. Il primo valore è il KM.0. Durante l’estate ci occupiamo di manutenzione dei sentieri con i campi giovanili di volontariato, abbiamo fatto dei lavori di ripristino di sentieri, e facciamola fienagione. Facciamo dei campi con il Servizio Civile Internazionale che ci invia dei ragazzi da tutto il mondo.

D: sei stata una delle promotrici del progetto di recupero delle sementi antiche con la scuola elementare di Triangia….

R: Stiamo lavorando con la Scuola Elementare di Triangia che è diventata una Eco – school, un riconoscimento internazionale, su un progetto per reintrodurre il grano saraceno. Abbiamo trovato a Ligari, una località a 1000 metri, in una soffitta un sacco con alcune decine di kili di grano saraceno. L’abbiamo seminato e alcune piantine hanno germinato. L’aspetto interessante del progetto è riferito al coinvolgimento della comunità perché tramite la scuola abbiamo ottenuto in uso il campo per la semina, c’è stato chi ha portato i pali, chi ha arato; ne è nato un progetto di comunità. Nei campi coltivati lo scorso anno a grano saraceno abbiamo successivamente piantato la segale autoctona di Teglio. Partendo dall’esperienza che abbiamo fatto lo scorso anno con un campo di 1000 mq. abbiamo intenzione, insieme ad altre realtà locali, di ampliare il progetto “Fioriamo la terra” e di occupare un’area più ampia con l’iniziativa “adotta il campo”. Da quando è diventata Parco la zona è di particolare interesse perché anche a livello naturalistico in un territorio molto limitato si possono trovare una zona umida, la zona arida e il bosco. Una zona ideale ci hanno detto i naturalisti per facilitare la vita di tante specie diverse. La zona presenta tra l’altro un micro clima mediterraneo perché siamo su un dosso roccioso con poca terra oltretutto ventilato e quindi la terra è calda. Questa è una zona che va preservata perché è pianeggiante, è lavorabile, è ricca di biodiversità. Con altre associazioni locali abbiamo inoltre costituito un Ecomuseo del Monte Rolla che sta cercando di partire. Insomma, ci sono veramente tante risorse che speriamo di riuscire a valorizzare e integrare per realizzare un progetto di conservazione del territorio ecosostenibile.

gli spazi del centro OIKOS di Lunalpina Fattoria Creativa

Lunalpina è una fattoria creativa di educazione agro-ambientale che intende promuovere una sensibilità e una consapevolezza ecologica  e sociale.

per Lunalpina

  • fattoria   = è un ambiente di vita
  • creativa  =  è un modo di porsi
  • educazione  =  è esplorare, esprimere, sperimentare, imparare
  • agro = è la vita rurale della montagna
  • ambientale = è un meraviglioso luogo che non vogliamo perdere


Le coltivazioni di Lunalpina sono interamente biologiche e finalizzate al consumo familiare e dei gruppi che vengono accolti nell’ambito delle attività agro – ambientali.

Lunalpina promuove:

  • la coltivazione delle piante locali autoctone
  • la sperimentazione di nuove colture

A Lunalpina puoi trovare:

  • Ortaggi (con produzione in proprio di piantine da semi biologici); cereali (granoturco, , segale, orzo,..); colture locali tipiche, (grano saraceno,..); piccoli frutti (more, lamponi, ribes,…) tante erbe e frutti spontanei che vengono utilizzati, insieme alle altre produzioni, in cucina e per altri generi di preparazioni
  • Gli animali sono di grande aiuto a Lunalpina. Asini e cavalli contribuiscono alla salvaguardia del territorio tenendo puliti i prati e concimando.  Le galline ovaiole razzolano tenendo pulito il frutteto e producendo uova.  Cane e gatti “partecipano all’armonia della fattoria”. I tanti animali selvatici (cervi, tassi, faine, volpi, aquile, corvi, gheppi, falchi, insetti di ogni genere,…) aiutano a tenere in vita il particolare ecosistema.
  • Lunalpina si propone uno stile di vita che cerca di essere sostenibile e in equilibrio con l’ambiente naturale, cercando di conciliare i bisogni delle persone con quelli della natura. Lunalpina cerca di fare scelte ecosostenibili come l’utilizzo di energia solare, il recupero di acqua piovana, impiego di materiali naturali per le costruzioni, riciclaggio e recupero dell’esistente.

 Lezione su “grani antichi e la filiera del pane

Scuola Ambulante di Agricoltura & Lunalpina Fattoria Creativa


OIKOS – Centro di Educazione formazione e accoglienza

Lunalpina dal 2011 ha in gestione la struttura della ex scuola elementare di Bonetti che è stata ristrutturata per accogliere i gruppi che partecipano ai programmi di Lunalpina. A Oikos si può alloggiare in modo spartano, con sacco a pelo e si possono degustare piatti di cucina consapevole.

 

OIKOS – centro Formazione

Riferimenti

Tendiamo la mano a chi ha bisogno” e Lunalpina accoglie 10 profughi – agosto 2015

in Africa il primo piatto viene dato all’ospite proprio come espressione di accoglienza“. Un’antropologa racconta il progetto di integrazione e accoglienza dei profughi a Lunalpina

 

 




 

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