IMG_4069Luciano Consolati, esperto in strategie e politiche di sviluppo per le piccole e medie imprese, ha presentato durante la lezione “Reti d’impresa in agricoltura” una serie di riflessioni a partire da un’analisi quantitativa relativa alle caratteristiche strutturali sia delle nuove imprese agricole che di quelle fondate da giovani.

 

Siamo entrati in un profondo cambiamento nel rapporto tra giovani e agricoltura?

Si tratta di un “ritorno alla terra” fondato su motivazioni di carattere economico, professionale e culturale come affermano diverse ricerche promosse dalle Associazioni di rappresentanza del mondo agricolo?

Oppure, come evidenziano altri approfondimenti, la tesi del ritorno all’agricoltura ha un relativo costrutto statistico perché sottostima il processo di passaggio generazionale all’interno delle aziende agricole e più in generale non osserva che cosa comparativamente sta succedendo in altri settori emergenti come il terziario e il quaternario?

C’è chi parla di Agricoltura 2.0 guardando alle trasformazioni delle aziende. Si parla di un’agricoltura giovane e moderna, tecnologica e biologica, femminile e creativa. Ci si spinge addirittura a parlare di contadini 3.0 che ri- localizzano le produzioni, spesso ripartendo dalle agro biodiversità autoctone, da modi e tecniche di produzione tradizionali e con una visione etica orientata ad una produzione di cibo ecologico, sostenibile, rispettoso della cultura e dell’ambiente locale, insomma green e smart per usare due neologismi tanto di moda.

Ma l’immagine di un’agricoltura giovane, felice, colta ed innovativa è allineata con i dati strutturali provenienti da fonti informative affidabili? 

Karadrà - Cooperativa Agricola Produzione Lavoro - scuola ambulante di agricoltura sostenibile 9

Partiamo dal quadro generale. Complessivamente la massa critica di aziende agricole tende a diminuire, mentre la numerosità di imprese che operano nei tanti settori che compongono l’agroindustriale tende a salire.

Quindi meno produzione e più trasformazione? Meno prodotti naturali e più trasformati? Meno aziende/prodotto e più aziende/servizio?

E quante di queste imprese della trasformazione agroalimentare sono in realtà aziende agricole che cercano di incorporare nella produzione i valori aggiunti della trasformazione e della commercializzazione?

 

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Se tralasciamo l’ovvio problema di arrivare ad una definizione univoca di imprese agricole giovanili, quello che si osserva è lo scarso peso dei giovani in agricoltura.  Che il settore agricolo italiano abbia i tratti di una maturità che scivola nella vecchiaia è noto, e tuttavia all’interno di questo quadro va colto il segnale di cambiamento dell’agricoltura del Sud Italia. E’ li che si concentra maggiormente il processo di imprenditorialità in agricoltura con tratti giovanili.

Le nuove imprese che operano in agricoltura – non solo quelle giovanili – presentano i caratteri strutturali della piccola impresa con una forma giuridica semplificata che il più delle volte si risolve come forma di auto impiego. Imprese pulviscolari anche dal punto di vista degli investimenti realizzati per dare avvio all’attività visto che più del 50% apporta una dote di capitali inferiore a 5mila euro.

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Nella ricostruzione di una fisionomia del nuovo imprenditore agricolo si rintracciano sia i tratti ereditari dell’agricoltura italiana che diversi elementi di novità. L’agricoltura rimane un settore a forte caratterizzazione maschile, con un’età media dei nuovi conduttori elevata, e tuttavia il peso dei giovani imprenditori agricoli diventa statisticamente significativo.

Si entra più facilmente in agricoltura in qualità di imprenditore o giovanissimi (under 30) o maturi (tra i 41 edi 51 ani). E in agricoltura entrano anche i nuovi italiani, la generazione dell’immigrazione, sopratutto promossa da provenienze da paesi UE.

Sono i giovani del Sud Italia ad apparire particolarmente reattivi di fronte alle opportunità imprenditoriali che offre l’agricoltura.

Ma il vero spunto di svolta è rappresentato dal capitale culturale di questa nuova generazione di imprenditori agricoli. Sono diplomati ma anche laureati, oppure sono (o dovrebbero essere) dei professionisti. La notizia negativa è che il 35% dei nuovi agricoltori è titolare della sola licenza media.

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Quale principale motivazione supporta la scelta di diventare un imprenditore agricolo? L’autoimpiego. In agricoltura una nuova impresa agricola pensa prima di ogni altra cosa a generare occupazione per l’imprenditore stesso.


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altri riferimenti

Mestieri green. Agricoltura tra innovazione e tradizione

 

 

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