Manuele Mancini è un artigiano del legno che realizza timbri del pane a Matera. Questo oggetto serviva in passato a imprimere nella massa lievitata le iniziali della famiglia per permettere il riconoscimento del proprio pezzo di pane impastato a casa e poi portato a cuocere nei forni comuni. 


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il-pane-e-dignita-saggezza-e-culturaAnticamente, a Matera, quando si abitava ancora nei Sassi, le famiglie usavano impastare il pane in casa, si preparava quindi la massa e si portava il pane a cuocere nei forni comuni. Era il garzone del fornaio con una tavola da equilibrista sulla spalla che raccoglieva le forme da far cuocere e per distinguerle il pane di ogni famiglia veniva timbrato. I forni comuni esistevano anche in altri luoghi, non solo a Matera, quello che li distingueva erano le differenti modalità per identificare il pane: si usavano ad esempio le mandorle, le noci, i tagli con il coltello a formare croci oppure, come succedeva in Liguria ed in Emilia Romagna, veniva aggiunta della massa così da formare delle lettere.


A Matera i timbri di pane appartengono alla tradizione legata all’arte pastorale. I timbri riportavano da una parte le iniziali della famiglia o della singola persona, e dall’altra si usava giocare con i simboli e le allegorie. L’immagine del galletto, ad esempio, era la più rappresenta nella realizzazione di timbri del pane e aveva un valore apotropaico: teneva lontano il malocchio e soprattutto l’invidia. Al contempo questa immagine augurava abbondanza, prosperità, ricchezza, fertilità. Ecco spiegato il perché dell’uso ricorrente nell’antichità di questo simbolo. I timbri più antichi utilizzavano una simbologia fallica perché il rito di marchiare il pane era legato alla fertilità.


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Il pane rappresentava l’elemento più importante per la civiltà contadina, andava quindi protetto e il galletto adempiva anche a tale funzione. Per la produzione dei timbri si usavano (e si usano) legni locali, perché durante il percorso della transumanza il pastore incontrava la macchia mediterranea e quindi piante di ciliegio, di ulivo, di albicocco, ma anche il noce, l’acero campestre, l’arancio, si usava anche il bagolaro nella produzione dei timbri, così come il carrubo.

timbri-del-pane-matera-manciniCome in tutte le civiltà esisteva una competizione legata alla produzione dei timbri del pane: c’era chi curava i dettagli, chi innovava il disegno, chi utilizzava materie prime pregiate. Il timbro per il pane è l’oggetto più originale in assoluto che abbiamo Matera.

Io scherzo dicendo che il timbro per il pane è una spremuta di antropologia, ma è pur vero che all’interno di quest’oggetto c’è il vissuto, la vita quotidiana nei Sassi, e tutto quello che girava intorno all’alimento più importante che era appunto il pane. A conferma di questo basta osservare che lo stemma di Matera è rappresentato da un bue con la corona in testa perché Matera era una città regia, che porta in bocca le spighe di grano, quindi un bue lavoratore che produceva il grano per il regno di Napoli.


I timbri del pane sono anche una rappresentazione delle diverse classi sociali, perciò si utilizzava oltre al legno, anche la ceramica o il ferro. Nei paesi intorno a Matera i timbri del pane erano in ferro perché i pastori marchiavano gli animali e dal fabbro si facevano fare anche il timbro per il pane. Il timbro del pane rappresentava comunque uno status sociale: le famiglie più ricche che avevano i pastori al loro servizio si facevano fare timbri più elaborati. Le famiglie più povere utilizzavano solitamente legni poveri ma non è sempre vero, perché potevano trovare nella macchia mediterranea l’acero campestre, ad esempio, che possiede un’essenza molto dura, tant’è che viene soprannominato acciaio. Chi non conosceva il legno poteva utilizzare per il timbro del pane un legno meno importante come il pioppo. Dagli studi fatti apprendiamo che il timbro del pane si tramandava, alla morte dei genitori il primogenito ereditava il timbro della famiglia, quindi era un oggetto importante anche da questo punto di vista.


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A Matera ci sono le case grotte che illustrano l’habitat della civiltà contadina dove sono presenti i timbri del pane, inoltre esiste anche il museo che conserva quelli più originali. Periodicamente vengono organizzate mostre di questi oggetti che fanno parte della cultura pastorale contadina. A Matera ci sono tre artigiani che si occupano di produrre timbri del pane: oltre me c’è un artigiano anziano, e un giovane che ha iniziato da un paio d’anni fa. L’interesse verso i timbri del pane si collega anche alla riscoperta del pane fatto in casa e dei biscotti.


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Sono un restauratore, da ragazzo ho avuto un’esperienza nel settore della lavorazione del ferro, per cui realizzo oggetti anche in ferro battuto, in cartapesta, in terracotta. I timbri del pane preferisco farli in legno perché quelli originali erano in legno. In quanto restauratore conosco l’ebanisteria che riguarda tutta la lavorazione di finitura del legno: dall’intaglio, all’intarsio e così via, competenze che metto a disposizione per la realizzazione dei timbri del pane. Ho iniziato a produrre timbri del pane nel 1995 e posso osservare che negli ultimi anni è cresciuto l’interesse intorno a questo particolare oggetto. Con l’entrata di Matera nel patrimonio dell’Unesco c’è stato uno sviluppo turistico e questi oggetti, unici nel loro genere, attirano l’interesse dei turisti. Chi è interessato agli aspetti culturali del territorio, alla storia, all’antropologia li apprezza molto. Ho ripreso la tradizione dei timbri del pane miscelando il valore apotropaico con l’ironia, proponendo, ad esempio, il timbro ad anello che si regala alla fidanzata nel momento in cui si sposa, oppure il galletto bifronte che protegge due volte dalla sfortuna. Mi sono specializzato nella realizzazione di timbri del pane personalizzati realizzando in presa diretta la produzione e facendo scegliere al cliente il modello e le iniziali da applicare: questo rappresenta un valore aggiunto perché offre la possibilità di personalizzare l’oggetto e quindi di stimolarne l’acquisto.


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