Esistono diverse Qualità di carta divise per peso, colore, materie prime.

Allo scopo di abbassare l’impatto ambientale che la produzione di carta produce, spesso proviamo a fare delle scelte Sostenibili. Nel fare questo tipo di scelta bisogna stare attenti a definizioni che possono essere fuorvianti. È il caso della Carta Riciclata e la Carta Ecologica. Infatti, la Carta Riciclata non è per definizione Ecologica. E la carta Ecologica non è del tutto riciclata.


immagine tratta dal film Hugo Cabret

 


Per Carta Riciclata si intende il ri-macero di carta già utilizzata, senza aggiunta di fibre di cellulosa estratte dal legno, che servono per produrre la così detta carta bianca, di uso comune.
La Carta Riciclata presenta delle impurità, e per eliminarle subisce un processo, comune a tutti i tipi di carta, chiamato Sbiancamento. Questo processo può essere fatto sia con il cloro, un’inquinante ambientale, che senza.

ciclo della carta


Per Carta Eco-logica, che segue logiche a tutela dell’Eco-sistema cioè dell’ambiente, si intende un tipo di carta che non utilizza per lo sbiancamento il cloro. Questo tipo di carta, per tanto, può essere prodotto: con solo fibre di cellulosa, ricavate dagli alberi; o da una miscela che contiene una percentuale di carta riciclata ed una di fibre di cellulosa vergini.

Quindi, se si intende diminuire i livelli di inquinamento ambientale la nostra scelta cadrà sulla carta Ecologica.

Se, invece, oltre all’inquinamento ambientale vogliamo ridurre la percentuale di disboscamento e diminuire anche il consumo di acqua ed energia: la CARTA GIUSTA è sicuramente la CARTA Riciclata.



Esistono altre certificazioni (e o marchi) legati al mondo della carta: FSC® e PEFC® nell’ambito della gestione forestale. Queste certificazioni garantiscono una gestione responsabile delle foreste e la catena di custodia dei prodotti, pertanto informano i consumatori che il prodotto in carta o legno che stanno acquistando proviene da foreste gestite in un’ottica sostenibile.

Esistono dei marchi che garantiscono l’assenza del cloro sia per la carta riciclata che per quella “comune” uno è Processed Chlorine Free (PCF) che si riferisce alla carta riciclata prodotta senza agenti sbiancanti clorurati, preferendo il perossido di idrogeno oppure l’ozono.
Oppure Totally chlorine free – TCF, per quanto riguarda la presenza in etichetta in genere i marchi vengo esibiti.


vasi realizzati in fibre di carta riciclata dai giornali. Il colore dei vasi dipende dalla quantità di inchiostro utilizzata nei giornali riciclati.- design DEBBIE WIJSKAMP

L’impatto ambientale della produzione – Fonte Comieco

La produzione di carta e cartone utilizza come materia prima principale una risorsa naturale rinnovabile: il legno, in gran parte ricavato da impianti coltivati ad hoc, il cui taglio non impoverisce il patrimonio forestale. Questo non significa che la produzione di legno per ricavare cellulosa non eserciti alcun impatto sull’ambiente. Infatti comporta comunque un uso – spesso intensivo, anche se ridotto rispetto ad altre coltivazioni – di fertilizzanti e antiparassitari; consumi rilevanti di combustibili – con conseguenti emissioni di CO2 – nelle operazioni di pulitura del sottobosco, del taglio, del trasporto e della lavorazione degli alberi; la produzione di un residuo – la lignina – per il quale solo di recente sono stati trovati ade- guati utilizzi produttivi; una certa alterazione degli ecosistemi, comune peraltro a tutti gli impianti monoculturali.

La produzione di carta dalla fibra vergine comporta un forte consumo di acqua (da 20 a 75 volte il peso della carta prodotta), in media 40 metri cubi per tonnellata. Esistono tuttavia sistemi adottati dall’industria che consentono di depura- re e riutilizzare le acque di processo, contribuendo a un uso più consapevole delle risorse naturali; altrettanto si può dire dei fanghi generati dalla depurazione delle acque utilizzate nel processo e formati da fibre e collanti non trattenuti dal filtro della produzione primaria, anche se in Italia, soprattutto per impedimenti di carattere burocratico, la loro valorizzazione a scopo energetico è ancora al di sotto delle sue potenzialità. Infine, anche i consumi energetici (abbastanza elevati) possono essere ridotti se la produzione dell’energia elettrica e del vapore necessari al processo viene effettuata in co-generazione, utilizzando come combustibile anche i fanghi di risulta.


Carta da indossare: collier in carta riciclata prodotto da CLAUDIA DIEHL

 


Il ricorso a fibra ricavata da carta da macero riduce proporzionalmente al suo uso molti degli impatti connessi alla produzione primaria anche se ne comporta altri (che sono tuttavia facilmente contenibili) quali i consumi energetici connessi alle operazioni di raccolta e di selezione e una maggiore produzione di scarti e di fanghi generati dalle impurità sottratte al macero. Questi ultimi, tuttavia, possono essere avviati a recupero energetico o utilizzati in attività di ripristino ambientale.


Chi produce la carta in Italia?

L’industria cartaria italiana vanta circa 162 imprese cartarie (cartiere) con 200 stabilimenti (unità locali) e 24.800 addetti. La produzione complessiva di carta è di circa 8.900.000 tonnellate all’anno. In particolare, di questi 200 stabilimenti, 23 hanno una produzione superiore alle 100.000 tonnellate annue, 60 una produzione compresa tra le 25.000 e le 100.000 tonnellate all’anno, 49 una produzione compresa tra le 10.000 e le 25.000 tonnellate annue, mentre 68 hanno una produzione inferiore alle 10.000 tonnellate annue.6

Per quanto riguarda il comparto dell’industria cartotecnica trasformatrice, secondo i dati riferiti al 2000 le imprese attive nella produzione di imballaggi sono oltre 4.000, con circa 65.000 addetti, la maggior parte dei quali concentrato in Lombardia. L’industria italiana che produce imballaggi in carta e cartone è comunque molto frammentata: quasi la totalità delle imprese ha meno di 20 addetti, mentre solo poco più di 90 di esse hanno più di 100 addetti e nessuna più di 1.000.


Rapporto Comieco anno 2013 –
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