“I caratteri distintivi della neoruralità contadina comportano non solo una produzione di beni di qualità locale ed ambientale ma formano anche coscienza di luogo ed esprimono valore territoriale. Come questo valore viene espresso, comunicato e realizzato? Come pensate si possano affermare sistemi socio-economici territoriali in grado di rigenerare la struttura del territorio e del rapporto con l’urbano e con i “locali periferici” (le aree interne) ?” – Giorgio Ferraresi, Ostemi

 

Il corpo territoriale; la via contadina genera il territorio bene comune

La Scuola Ambulante di Agricoltura ha concentrato parte delle sue attività di sensibilizzazione didattica sugli elementi di governance dell’agricoltura nel suo passare da un modello convenzionale – dove l’impresa agricola è fondamentalmente sola o aggregata (il più delle volte) per “prodotto” – ad un modello Agroecologico dove si sviluppa un’agricoltura sociale, relazionale, identitaria e territoriale. Un passaggio che interessa sia la relazione tra imprese e mercato, che quelle tra imprese e imprese, tra imprese e consumatori, e tra singola impresa e funzioni come la produzione di paesaggio e di qualità ambientale.

Questa nuova e diversa centralità dell’agricoltura nel contribuire a definire gli standard di qualità della vita non solo delle aree dove insiste ma anche rispetto alle “corone” urbane e metropolitane non può più esaurirsi nel solo rapporto con il mercato. La salvaguardia della biodiversità agricola, la produzione di cibo buono e sano, l’apporto fondamentale nella creazione di filiere “identitarie” legate alla valorizzazione dei patrimoni gastronomici, il rapporto sempre più diretto tra produzione e consumo…… tante sono le nuove traiettorie di quella che chiamano Agricoltura ecologica o Agroecologia.

Un’agricoltura che ri- diventa “fatto sociale e culturale” e non solo produttrice di “commodity” all’interno di un mercato globalizzato. Un’agricoltura di territorio fatta da Agrigiani – i giovani agricoltori 2.0 – che:

  • affrontano il passaggio dall’agricoltura convenzionale a quella biologica;
  • piantano e riproducono grani antichi, salvaguardano l’agro biodiversità in termini di ortive, fiori, razze animali in via d’estinzione dentro la formula del coltivatore custode;
  • inventano il territorio innovando la tradizione attraverso tante piccole realtà aziendali che si posizionano dentro le nicchie dei nuovi stili di vita e di consumo;
  • producono progetti di inclusione sociale e di promozione di empowerment all’interno di formule come le cooperative sociali, le fattorie Sociali e le fattorie Didattiche;
  • generano nuove comunità e legami sociali intorno all’esperienza degli orti condivisi, della salvaguardia di varietà antiche e più in generale sperimentano modelli di agricoltura urbana.

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Tutto questo processo anima le filiere agroalimentari locali, la ristorazione di territorio, e gli artigiani delle tante trasformazioni in senso agroalimentare, ma anche le molteplici forme dei mercati agricoli locali e dell’economia territoriale che originano. Un’economia territoriale che genera valore economico non solo dal parametro della produzione lorda vendibile, ma anche dalla capacità delle aziende di essere interconnesse e di partecipare alla costruzione di un “racconto territoriale”. Dai piatti tipici che ritornano ad essere “di territorio” cioè fatti in tutto o in parte con materie prime prodotte localmente (certificate o riconosciute); alla “costruzione” di paesaggio agricolo non più solo in termini di cura e di manutenzione del territorio, ma anche in termini di Arte e come parte integrante del patrimonio culturale identitario; fino ad arrivare alle nuove funzioni legate all’educazione e alla formazione, o al supporto in termini di produzione di “contenuti” a supporto di un turismo attento e responsabile.

Un’economia locale “interconnessa” quella che viene avanti, che necessita di strumenti, conoscenze e di organizzazione che la accompagnino nel suo graduale “riappropriarsi” del territorio e di una parte dell’economia locale. La principale “risorsa” su cui possono contare queste micro aziende è la collaborazione che significa produrre fiducia nel cooperare.

Un esempio in questa direzione è il “Contratto di Rete”, il principale strumento legislativo oggi a disposizione con cui le micro aziende possono aggregarsi – salvaguardando la propria identità distintiva – ed aggregandola intorno ad un progetto condiviso.

Il Contratto di Rete serve a dare una forma stabile e continuativa nei rapporti tra operatori così da consentire a ciascuna impresa una programmazione delle attività, la definizione delle proprie linee di sviluppo, e una gestione “governata” del proprio essere.

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Queste valutazioni ci hanno spinto ad approfondire lo strumento dei “contratti di Rete” anche se finora non vi è stato un grande interesse da parte delle imprese e degli operatori agricoli. Non mancano anche qui casi studio ed esperienze interessanti

Nel modello dell’agricoltura convenzionale, l’azienda agricola è fondamentalmente “sola” nella sua produzione, non ha generalmente la necessità di “dialogare” con altri attori territoriali perché questo dialogo non produce per lei valore economico. Nel sistema dell’azienda agroecologica – quella che incorpora valore anche economico dalla produzione di “racconto territoriale” – al contrario, per raggiungere obiettivi di generazione di valore territoriale l’attività della singola azienda deve necessariamente incontrare altri attori sia di filiera che di comunità. 

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Sarà fondamentale potenziare i servizi di sensibilizzazione e formazione a favore della cultura di rete. Un’attività che deve svilupparsi secondo network capillari ‘di prossimità’, facendo leva sullo sforzo di tutti gli attori dello sviluppo locale (a partire dalle Camere di Commercio e dalle associazioni imprenditoriali, in stretta collaborazione con il mondo delle professioni. dei Centri per l’Innovazione, delle imprese più innovative del territorio), mossi dall’obiettivo di promuovere le reti, offrire know-how specialistico per avviare e gestire le dinamiche di aggregazione tra imprese.

Nel modello dell’agricoltura convenzionale, l’azienda agricola è fondamentalmente inserita in una catena del valore. In quello dell’agroecologia, l’azienda agricola è inserita in una rete del valore.

Buongiorno - Agrigiani

Da qui la rete di integrazioni, connessioni, e collaborazioni tra operatori agricoli che molte volte si sviluppa e si regge su schemi di “economia informale”, o di accordi “tra gentiluomini”. Così come, su un versante diverso, vi sono imprese agricole territoriali che hanno la necessità di allargare i propri orizzonti commerciali, di incrementare i volumi di produzione, di dotarsi di attrezzature e macchinari che consentano di organizzare la produzione agricola sul territorio, così come di formare personale professionalizzato, e così via. Infine, ma non per ultimo, vi è la necessità da parte di noccioli di imprese agricole di avviare progetti e iniziative per valorizzare l’agricoltura territoriale che praticano. E qui lo spettro degli attori con cui collaborare all’ideazione e alla realizzazione di progetti di agricoltura di territorio si allarga fino a comprendere i trasformatori, i ristoratori, gli operatori turistici, i vettori della mobilità, le amministrazioni locali, le comunità locali, il sistema scolastico e formativo, i professionisti del terziario….


Ciboprossimo” e Scuola Ambulante di Agricoltura: un progetto sociale per la costruzione della piattaforma del cibo italiano

Promuovere la comunità  tra produttori agricoli e consumatori e rappresentarla in rete con le caratteristiche di un social network che consenta a tutti di partecipare per costruire insieme la filiera corta, questa è Ciboprossino.

Obiettivo principale: mangiare alimenti sani, di qualità e di stagione. Oltre che nelle loro aziende, è possibile incontrare i produttori della rete di Ciboprossimo anche nei mercati di volta in volta organizzati nelle diverse città.

COSTRUIRE INSIEME LA FILIERA CORTA – In particolare, la rete di Ciboprossimo punta sulla capacità di ciascuno di individuare e segnalare prodotti, acquistarli, apprezzarli e condividere le informazioni con la comunità allo scopo di dar vita a una filiera alimentare orientata ai bisogni realmente espressi.

In pratica, Ciboprossimo rimette nelle mani di produttori e consumatori la responsabilità del cibo: questi ultimi hanno infatti la possibilità di segnalare le loro necessità e i loro riscontri sul cibo che hanno acquistato.

Sul sito dedicato al progetto potrete sapere quali sono i produttori agricoli che hanno aderito al progetto e quali sono gli eventi di vendita a cui prendono parte. In ogni caso, tutti possono segnalare un mercato già attivo o presentare nuovi produttori: basta collegarsi al sito della rete di Ciboprossimo o alla pagina facebook dedicata al progetto.


Fine 🙂

 

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