C’è un detto nella lingua inglese, attribuito a Benjamin Franklin, che dice che l’ospite dopo tre giorni sa di pesce. Sembra infatti che certe informazioni, certe conoscenze e consapevolezze, che vengono portate alla luce diventando di dominio pubblico dopo un po’ vengano trattate dallo stesso pubblico come l’ospite che puzza di pesce. Nello specifico mi riferisco a quello che è stato scritto, e poi riportato da diverse testate nazionali, sui siti Linkiesta e Dagospia:

  • il primo all’effettiva migliore qualità dei cibi biologici, portando come esempio un’analisi della dieta americana;
  • il secondo rispetto all’evoluzione genetica avvenuta per molte delle piante (frutta e verdura), che in passato, allo stato selvatico, presentavano un aspetto e caratteristiche diverse da quelle che presentano oggi.
fotografia dell’Azienda Agricola Costadilà

di Giovanni Rossato

26 anni è un giovane designer di Verona. Laurea in Scienze dell’Architettura presso l’università IUAV di Venezia ha vissuto per due anni all’estero (Australia, Nuova Zelanda e California) dove ha portato a termine alcuni progetti nell’ambito della progettazione paesaggistica. Ha visitato la proprietà di David Holmgren in Australia e in California facendo un’esperienza di volontariato in una cantina di olio e di vino biodinamici.

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I due articoli, seppur parlando di due argomenti apparentemente diversi, sono in stretta relazione perché entrambi tentano di scardinare una sicurezza che si sta affermando in una sempre più ampia fetta di popolazione: comprare biologico significa sapere che cosa si porta in tavola, che cosa si ingerisce, che cosa si da mangiare ai bambini; invece prodotti che ricorrono agli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) potrebbero presentare alterazioni e caratteristiche nel cibo che stiamo mangiando che quest’ultimo non avrebbe per conto suo.

Andando per ordine: “Gli americani scoprono il cibo bio, ma un americano su tre è obeso”. Questo il titolo dell’articolo apparso su Linkiesta che dice come, nonostante il mercato di prodotti biologici sia stato in constante aumento negli Stati Uniti negli ultimi dieci anni, il livello di obesità nella popolazione statunitense non sembra diminuire nemmeno un po’. È quantomeno incorretto attribuire al cibo biologico qualità che non ha. Perché il cibo biologico non è una dieta è una certificazione specifica di qualità. Negli Stati Uniti, come del resto in Europa o in altri paesi occidentali, è stato compreso così bene che infatti ormai prodotti biologici non mancano dagli scaffali di nessun supermercato, e negli Stati Uniti stanno crescendo sempre di più ristoranti e catena di fast food che propongono solo prodotti biologici sui loro menù. Ebbene sì: il biologico è sinonimo di qualità. Di qualità di un prodotto e non di una dieta. La qualità delle patatine fritte può essere di gran lunga migliore se fatte con patate biologiche, questo non vuol dire che il cibo fritto faccia meno male.

pannocchie

Gli Statunitensi non hanno una cultura culinaria come quella che molti paesi in Europa, come l’Italia, possono vantare. E cultura culinaria è proprio la questione da affrontare più che se il cibo biologico sia una pozione magica capace di cambiare le abitudini alimentari di un’intera popolazione. In Italia seguiamo, anche se sempre meno, una dieta mediterranea, universalmente riconosciuta per essere la più varia e salutare. Ma non è abbastanza essere consapevoli di questo.

La vera domanda che bisognerebbe porsi è: da dove proviene tutta quella frutta e verdura che costituisce la dieta mediterranea? Una domanda che fino a pochi anni fa era assolutamente inutile, perché anche il normale cittadino che cucinava per sé, aveva una, seppur minima, consapevolezza di come e dove provenisse il cibo, anche perché la storia contadina era all’interno della maggior parte delle famiglie italiane. Ora non è più così ma c’è chi sia arroga il diritto di giudicare il cibo biologico come un qualsiasi prodotto del mercato e sdoganare gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) come una normale evoluzione nel processo di modernizzazione dell’agricoltura. L’evoluzione che si è compiuta per secoli su frutta e verdura è il risultato di una selezione compiuta dall’uomo. Si raccoglievano i semi delle piante più forti, che davano frutti più grandi, più sostanziosi e si piantavano quei semi la stagione successiva. L’obbiettivo non era aumentare la produzione del cibo, ma poter ricavare dalla terra il meglio che essa potesse offrire. E questo dovrebbe essere l’obbiettivo del cibo biologico.

Il “paniere” della dieta mediterranea

L’agricoltura biologica è sicuramente un business miliardario, tanto che tutte le grandi compagnie propongono una linea di prodotti biologici a lato della loro linea “classica”.

Ma lo sfruttamento della terra a livello intensivo, che comporta diversi fattori, come la diminuzione dell’habitat naturale, elevato rischio di pestilenze causato dalla monocoltura, azzeramento della biodiversità, è la vera questione che andrebbe analizzata. La questione sul cibo biologico è etica, non di mercato o di pubblicizzazione di una nuova dieta. E gli OGM vanno contro questa etica, distruggendo gli equilibri naturali, creando potenziali danni irreversibili all’ecosistema dove si stabiliscono, mettendo nelle mani di poche (se non una sola: Monsanto) la proprietà di semi e piante: del nutrimento del pianeta insomma! E tutto questo solo per rispondere ad un’etica di denaro che vuole azzerare i suoi competitori ed avere l’esclusiva sul mercato: potere.

produzione OGM nel mondo

Gli OGM sono arrivati in tavola, in Italia come altrove, attraverso la soia: lecitina (additivo) oppure olio. Sono infatti circa 200 gli alimenti che contengono soia, dai gelati alle merendine, dai panettoni ai biscotti, solo per fare qualche esempio.


L’ospite comincia a puzzare di pesce perché comincia a diventare sempre più scomoda la richiesta di trasparenza sulla produzione di cibo (produzione, termine industriale, sarebbe corretto dire coltivazione). Sono consapevole che il biologico sia solo un piccolo passo, perché la vera strada da percorrere per una salvaguardia della terra è quella intrapresa da correnti come la biodinamica e la permacultura, che fondano i loro principi di coltivazione agricola sulla rigenerazione della terra e la biodiversità, ad esempio. Perché è scomodo e suono bizzarro ad alcuni ma la terra è viva, la terra è ricca di nutrienti essenziali per tutto il sistema Mondo. Gli OGM propongo solo semi per piante che richiedo meno acqua in modo da aumentare esponenzialmente la produzione, che richiedono meno nutrienti in modo da sfruttare fino all’ultima goccia di energia che un terreno può dare, frutta che si deteriora lentamente in modo da poterla avere sugli scaffali per mesi e mesi, come un cellulare, e magari l’anno dopo esce la nuova versione e tanto si è costretti a comprare quella nuova! Perché sì, le compagnie che producono OGM possiedono i diritti sui semi che vendono e sulle piante che crescono dai quei semi. Semi sterili sia chiaro: i semi che quella pianta produrrà sono assolutamente inutili perché non fanno crescere nessuna pianta, così da costringere gli agricoltori a comprare nuovi semi ogni anno. Con potenziale contaminazione di tutti i terreni limitrofi ai produttori di OGM. Sì perché il vento soffia, le api volano e il polline che portano da una pianta all’altra può modificare la struttura genetica di quella pianta con la quale entra in contatto. Una rivoluzione all’insegna della democratica e libera distribuzione di piante che produrranno semi sterili, e magari anche la presenza di qualche vaccino già all’interno della pianta (secondo alcune ultime indiscrezioni che vedono una collaborazione tra case farmaceutiche e compagnie come Monsanto, fieri produttori di semi OGM).

Appare un’evoluzione ben diversa da quella fatta nei secoli passati per avere frutti e piante migliori e più forti, che ha portato allo sviluppo di una dieta equilibrata e sana, non miracolosa.

Mais OGM


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