Negli ultimi anni complice una crisi economica senza fine, il mestiere dell’agricoltore ha ricominciato ad essere riconosciuto in termini di dignità e di peso, un’inversione di tendenza che vale anche lauree e master. Se fino a ieri, quella della campagna verso la città era una migrazione senza ritorno – si andava in città a studiare, trovare un lavoro e viverci – oggi la strada viene percorsa sempre più spesso a doppio senso. E in campagna ci si torna a vivere con una coscienza diversa, fatta di integrazione tra saperi tradizionali e nuove informazioni e competenze.

Non è facile essere dei giovani piccoli agricoltori, perchè significa rinunciare ai vantaggi della serializzazione e prendere su di sé fino in fondo la responsabilità di ciò che si produce. Usare pesticidi, fungicidi, fitofarmaci e altri prodotti chimici di sintesi con leggerezza è più difficile, se si è i primi a mangiare ciò che si coltiva. Avere cura della terra diventa la garanzia della salute dei propri figli che vivono negli stessi luoghi. La stagionalità e i tempi della terra diventano la forma stessa del lavoro e non intralci da bypassare forzando e truccando. Le malattie delle piante si guariscono rendendole più forti, proprio come indicano le nuove conoscenze mediche di psiconeuroimmunologia. La terra ricambia con produzioni sane, e buone, piene di sapore invece che di acqua e chimica. Le testimonianze virtuose, fino a pochi anni fa rare e bollate di bizzarria, oggi si moltiplicano e la rete le fa viaggiare tra i continenti.

nuovi coltivatori 


E’ evidente che i modelli di consumo alimentari attuali hanno bisogno di cambiamenti radicali che considerino prioritarie sia la qualità di ciò che si mangia sia la salute del consumatore. Non di meno sono necessarie modifiche dei modelli di produzione per poter fornire prodotti sani e ricchi di sapore senza alterare l’ambiente rurale e mettere a rischio la salute del coltivatore. Occorre battersi per accelerare questo mutamento e, al tempo stesso, occorre agire per conservare ciò che esiste in tutte le sue forme perché la sopravvivenza e la naturale evoluzione di tutti noi si basa proprio su questa ricchezza: la biodiversità, la grande e misteriosa eterogeneità della vita. Il movimento a favore del cibo locale, quello prodotto e venduto direttamente nelle aziende agricole, è in pieno sviluppo in molte parti del mondo e sta dando i suoi risultati in termini di sostegno ad una agricoltura a misura d’uomo e alla biodiversità agraria intesa come riscoperta ed utilizzo di antiche e storiche razze e varietà, quelle che uscendo dagli schemi del prodotto standardizzato della grande distribuzione organizzata (con il suo codice a barre) portano più sapore e soddisfazione al palato.


Mangia cibo local - Scuola Ambulante di Agricoltura sostenibile


Mangiare LOCAL è un ‘impegno collaborativo di costruire produzione e consumo di cibo maggiormente basate sulla localizzazione e la sostenibilità interna; dove produzione, trattamento, distribuzione e consumo sostenibili sono integrati per promuovere la salute economica ambientale e sociale di una specifica area.

Un sistema agricolo supportato da una comunità è di grande beneficio per la comunità stessa perché fa in modo che i consumatori aiutino gli agricoltori del posto, ottengano cibo che può essere più fresco di quello comprato nei negozi, e imparino di più dai contadini riguardo a come il cibo è cresciuto. Inoltre il mangiare LOCAL può andare nella stessa direzione di avere una maggiore vita sociale e di relazione reale. Persino durante gli acquisti, i contatti nei mercati locali hanno dei risvolti di utilità come avere buoni prezzi e nel contempo incentivare gli agricoltori, promuovere cultura salutistica, dare materiale informativo e creare un luogo di riferimento che faciliti l’imprenditorialità della comunità. Il cibo LOCAL costruisce l’empatia della comunità, conserva le tradizioni locali e allo stesso tempo afferma l’identità territoriale con un sentimento unificante della comunità.


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E’ la scelta di coniugare il diritto dei consumatori ad un’alimentazione sana, equilibrata e di qualità, con la lotta per la messa al bando delle produzioni OGM e dei prodotti chimici di sintesi e che, oltre a ridurre la biodiversità (con l’estinzione delle varietà originarie, esponendo così l’umanità al rischio di gravi disastri) e ad avvelenare i frutti della terra, le acque, la fauna, attentano alla salute dei coltivatori agricoli stessi. Partendo dall’uomo e dai suoi bisogni, dalla terra, dalle risorse ambientali, dai genotipi animali e vegetali, dal riuso del cascame, dal riciclaggio e compostaggio della sostanza organica, si può fare ambientalismo ed agricoltura, riconquistando anche una nuova qualità del lavoro e della vita.



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