La fattoria didattica è un’attività integrativa svolta dalle aziende agricole o agrituristiche, in ragione della quale gli imprenditori agricoli si dedicano all’accoglienza di bambini e ragazzi che sotto la guida di operatori qualificati imparano a conoscere meglio l’ambiente rurale, le piante, gli animali e i prodotti della terra, fanno esperienza di attività agricole tipiche e di antichi mestieri. Le fattorie didattiche sono quindi il collegamento ideale tra il mondo urbano e quello rurale.

Di Fattorie Didattiche, in Italia, si inizia a parlarne verso la metà degli anni ’90. È il 1998 quando – sull’esempio delle esperienze francesi nate negli anni ’70 – prende avvio il primo progetto, denominato “Fattorie Aperte e Fattorie Didattiche”, avviato dall’Assessorato Agricoltura della Regione Emilia Romagna in collaborazione con le province e con il supporto tecnico dell’Osservatorio Agroambientale di Cesena (fondato da Centrale Ortofrutticola, Provincia di Forlì-Cesena, Comune di Forlì e Comune di Cesena). Un’iniziativa che ha l’obiettivo di creare occasioni di incontro tra il mondo agricolo e la scuola, proponendo alcuni momenti di esperienza diretta del mondo rurale ed agreste come esperienza fondamentale per la formazione dei ragazzi al fine di promuovere una corretta educazione ambientale ed alimentare e non ultimo, gettare le basi per una cultura che in prima istanza sia legata al mondo ed alla vita e che poi in un secondo momento possa procedere a quelle astrazioni e teorizzazioni che in altro modo rischiano di produrre semplici concetti vuoti portando a quella iperspecializzazione che rischia di creare uomini primitivi in un mondo civilizzato.

Questo a fronte di un’indagine condotta a livello europeo dal consiglio europeo dei giovani agricoltori (CEJA) su 2.400 bambini di età compresa tra i 9 e 10 anni in cui risultava che il 51% non conosceva la materia prima da cui viene estratto lo zucchero, il 27% non conosceva l’origine del cotone, e quasi il 60% non poneva in relazione il pane con la materia prima di cui è fatto e cioè il grano.

profilo storico

  • Nel 1902, la nascita del 4H nell’Ohio, Stati Uniti. Il primo club è stato chiamato “The Tomato Club” o il “Corn Growing Club”. Nello stesso anno nel Minnesota partono local agricultural after-school clubs and fairs che nel 1912 sono stati chiamati 4-H club.  Il quadrifoglio era diventato il simbolo di quello che sarebbe diventato il più grande movimento giovanile rurale del mondo.  http://www.4-h.org/
  • Agli inizi del ‘900 nel Nord Europa si è assistito al sorgere di molte strutture la cui finalità è quella di garantire uno sviluppo armonico dell’individuo attraverso il contatto con l’ambiente naturale.
  • In Svezia nel 1918 è stato istituito il Jordbrukare-Ungdomens Förbund (JUF) una confederazione di giovani agricoltori.
  • In Germania si comincia a parlare di tematiche legate alle fattorie didattiche già alla fine della seconda guerra mondiale. Allo sviluppo dell’urbanizzazione si accompagna, infatti, la creazione di Aktivspielplätze, i parchi giochi “attivi”, il  primo parco avventura a Berlino e la prima fattoria giovani a Stoccarda. http://www.bdja.org/
  • La nascita delle City Farms in Gran Bretagna diviene la soluzione per recuperare luoghi abbandonati, spesso trasformati in discariche nelle zone urbane periferiche, oppure è l’unione di un gruppo di giardini familiari e di fattorie urbane: la Federazione delle City Farms e dei Community Gardens. http://www.farmgarden.org.uk/
  • In Francia, la prima Fattoria Urbana è stata costituita nel 1974 nella periferia di Lille sull’esempio delle esperienze nordeuropee. Dal 1985 è inoltre attivo il Gifaè (Gruppo internazionale Fattorie d’Animazione e Didattiche) che raccoglie fattorie in Francia, ma anche in Belgio, Spagna, Portogallo e Svizzera Qubec e che si impegnano rispettare la Carta della qualità del gruppo. http://gifae.prairie.be/
  • Nel 1990 nasce la European Federation of City Farms (EFCF)

In Italia, per molti anni, l’unica normativa di riferimento per le aziende agricole che intendevano svolgere l’attività didattica è stata la legge n. 730 del 05 dicembre 1985, con cui si esplicitava come rientranti tra le attività dell’agriturismo, quelle ricreative e culturali. La legge quadro poi rimandava alle singole leggi regionali di attuazione.

Il primo intervento specifico è avvenuto attraverso l’emanazione della legge 388/2000. La norma prevede che le attività di ricezione e di ospitalità, degustazione di prodotti aziendali e organizzazione di attività ricreative, culturali e didattiche svolte da aziende agricole nell’ambito della diffusione di prodotti biologici o di qualità possono essere equiparate alle attività agrituristiche.

Un ulteriore e importante passo in avanti è rappresentato dal Decreto Legislativo n. 228/2001, denominato “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo”, che attribuisce ai servizi didattici la qualifica di attività connessa. In particolare, il decreto dà una nuova configurazione dell’impresa agricola, sotto l’aspetto giuridico e funzionale e permette di espandere anche ad altre attività connesse la definizione di attività agricole.

A livello nazionale la normativa non definisce e non regola specificatamente la materia, sono le singole amministrazioni regionali a definire i criteri per i quali un’azienda agricola può diventare “fattoria didattica”. Di norma viene istituito un documento denominato “carta della qualità” che definisce le regole e una serie di parametri che le aziende devono rispettare per poter essere riconosciute come fattorie didattiche entro la regione di appartenenza.Fattorie Didattiche - Scuola Ambulante di Agricoltura sostenibile

Le aziende agricole per poter essere accreditate devono per prima cosa poter soddisfare una serie di requisiti:

  • di carattere strutturale – spazi adeguati e debitamente attrezzati per l’accoglienza dei bambini e per la didattica
  • organizzativo – rispetto delle norme di sicurezza,
  • produttivo – sistemi di produzione tradizionali biologici o a produzione integrata;
  • Formativo – gli operatori di fattorie didattiche seguano uno specifico corso di formazione e che sottoscrivano una “Carta della Qualità”.

La maggior parte delle aziende accreditate partecipa ad una rete organizzata di fattorie didattiche che con programmi ed iniziative specifiche (inserimento in siti web, creazione di materiale didattico informativo…) sostengono le singole aziende e in alcuni casi propongono anche un proprio progetto didattico specifico, attualmente esistono diverse reti in tutto il territorio nazionale, solitamente promosse da enti pubblici o consorzi agrituristici.

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La proposta educativa delle fattorie didattiche spazia pertanto dall’ecologia all’educazione alimentare; tuttavia rimane sovente come regola dominante quella del “learning to do by doing“, per questo viene lasciato ampio spazio a modi di didattica attiva in cui i bambini si sporcano le mani provando a fare il pane, il formaggio, creare semplici oggetti di legno; ovviamente il tipo di attività didattica proposta varierà i base anche alla dislocazione geografica in cui si situa l’azienda agricola, a seconda che si trovi in montagna, collina, pianura, o in ambienti umidi.


Uno sguardo d’insieme

Secondo i dati forniti dalla cooperativa Alimos sono circa 2.500 le fattorie didattiche accreditate nelle venti regioni italiane.

Numero fattorie didattiche per regione 2015

Liguria 90
Piemonte 250
Lombardia 200
Trentino 70
Veneto 250
Emilia Romagna 315
Friuli Venezia Giulia 90
Toscana 70
Umbria 48
Marche 120
Lazio 40
Molise 12
Abruzzo 160
Campania 349
Basilicata 54
Puglia 125
Calabria 35
Sicilia 39
Sardegna 168
Valle d’Aosta 9
 

Come si può cogliere dai dati  l’opzione “Fattorie Didattica” può rappresentare una valida soluzione per l’integrazione economica delle aziende agricole che per il tipo di colture o per l’ubicazione geografica non intendono proporsi come agrituristiche  e questo spiegherebbe anche la scarsa presenza di Fattorie Didattiche in quelle regioni oramai votate all’agriturismo come Toscana e Umbria e Trentino.


Il mercato delle Professioni: Operatore di Fattoria Didattica

Bilancio di competenze

La figura professionale dell’operatore di fattoria didattica si basa su buone conoscenze di base relative al settore agricolo (zootecnia, principali coltivazioni, botanica, trasformazioni alimentari, etc.). Tra i principali compiti dell’operatore troviamo la pianificazione e la realizzazione dell’offerta pedagogica, tenendo conto delle diverse esigenze legate all’età ed alle conoscenze degli utenti; la valutazione del valore didattico-educativo del percorso proposto; lo studio e la realizzazione del materiale didattico di supporto (differenziato) per utenze diverse. Seguono le principali competenze dell’operatore di fattoria didattica:

  • Analisi dell’utenza, delle proposte didattiche e di sviluppo delle attività didattiche rivolte ai diversi target
  • Individuazione e sviluppo dei temi da proporre nei percorsi didattici legati al territorio, economia e cultura
  • Ideazione e progettazione dei percorsi didattici
  • Impostazione e stesura dei documenti di divulgazione (per le attività scolastiche, turistiche e di piazza); progettazione dei materiali didattici
  • Analisi e simulazioni dei progetti prodotti
  • Gli strumenti della comunicazione a seconda dei diversi target


Riferimenti

Fattoriedidattiche.biz – Il portale delle Fattorie Didattiche

Italia Lavoro: operatore di fattoria Didattica


Fine 🙂

 

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