Superata la fase pioneristica e sperimentale, caratteristica di ogni movimento nascente, la riflessione sulle Fattorie Didattiche affronta il passaggio del “farsi di un nuovo settore” caratterizzato dalla presenza di piccole e piccolissime imprese, molte volte animate da una nuova generazione di micro-imprenditori che reinterpreta il territorio, il fare impresa e le professioni agricole.

Il lavoro di analisi, catalogazione, assistenza ed accompagnamento delle/alle fattorie didattiche è stato assunto da diversi enti e reti di di natura pubblica e privata che operano sia a livello locale che a scale territoriali superiori. In relazione e coerentemente alle caratteristiche, le attività erogate si sono concentrate principalmente intorno ad aspetti informativi, divulgativi e formativi operando sia sul versante dell’offerta che della domanda di servizi di natura didattica e tecnico scientifica:

  • nei confronti dell’offerta, si è agito con consolidati strumenti di animazione a favore delle imprese e degli imprenditori agricoli. Corsi e azioni formative/informative hanno supportato attività di primo orientamento e di consulenza alla trasformazione in senso “multifunzionale” delle aziende stesse. Agli operatori sono state inoltre offerte opportunità di natura economico–finanziaria e servizi di supporto tecnico–scientifico indirizzati a sostenere il processo di accreditamento;
  • sul versante della domanda, si sono approntate iniziative indirizzate a sensibilizzare in particolare le scuole e il corpo docente sulle opportunità ludico didattiche disponibili presso le fattorie aderenti alla progetto.

L’efficacia e la validità del lavoro finora svolto non è dato solo dai numeri (2500 fattorie che si dedicano ad attività didattiche) ma anche (e soprattutto) nelle professionalità coinvolte e nel metodo di lavoro adottato che ha permesso di realizzare un sistema di “buone pratiche” in grado di:

  • incrementare costantemente il numero di aziende aderenti al logo “Fattorie Didattiche e Fattorie Aperte”;
  • disseminare l’esperienza nei diversi contesti rurali (pianura, collina e montagna);
  • distribuire territorialmente le fattorie secondo scale di diffusione territoriale tra loro comparabili;
  • generare un sistema di offerte e di opportunità didattiche;
  • implementare un metodo di concertazione e di cooperazione tra soggetti pubblici e privati.

In considerazione dell’ampiezza del fenomeno e del consolidarsi delle esperienze, l’azione pubblico–privata è chiamata a ridefinire una parte delle proprie politiche e delle proprie funzioni di supporto. Il passaggio riguarda l’affiancamento alle attività oramai consolidate, di azioni e di servizi concentrati intorno ai temi dell’imprenditorialità e della professionalità degli operatori, dello sviluppo di reti territoriali e di “scouting” di “case study”, ovvero di modelli di riferimento e di buone pratiche in materia di “fattorie didattiche”.

La prospettiva rimanda evidentemente al tema dell’identità della Fattoria Didattica: si esaurisce nell’ambito delle politiche agricolo–ambientali ed educativo – scolastiche, oppure si espande verso le filiere delle competenze distintive legate ai temi delle nuove professionalità e della buona occupazione, del turismo e dei servizi per l’economia di rete, del welfare rurale e delle nuove comunità di luogo?

Superata la fase pioneristica e sperimentale, caratteristica di ogni movimento nascente, la riflessione sulle fattorie didattiche affronta il passaggio del “farsi di un nuovo settore” caratterizzato dalla presenza di piccole e piccolissime imprese, molte volte animate da una nuova generazione di micro-imprenditori che reinterpreta il territorio, il fare impresa e le professioni agricole. Anche perchè, a partire da ricerche conoscitive come quella realizzata nel 2010 da parte di Veneto Agricoltura emerge “il segnale che il mercato (veneto) delle fattorie didattiche è di fatto saturo e sostanzialmente concentrato in un numero ristretto di aziende: le prime quaranta aziende, ossia meno del 20% del totale, sono in grado di ospitare oltre l’80% dei visitatori totali, addirittura il 60% delle presenze è realizzato dall’8% delle aziende…. Laddove l’attività didattica è stata progettata e non improvvisata, dove è stato dedicato impegno, tempo, e risorse (umane e finanziarie) e laddove l’offerta didattica è stata affrontata e proposta in modo “professionale”, allora l’attività riesce a contribuire con una quota parte più rilevante alla generazione del fatturato aziendale…. Costituisce un campanello d’allarme il fatto che per lo più le visite didattiche da parte delle scuole siano stabili o in diminuzione negli ultimi tre anni, per effetto delle sempre minori risorse disponibili dalla scuola pubblica….. E’ evidente che sempre più l’attività di fattoria didattica non può essere intrapresa in maniera improvvisata e solo per motivazioni personali dell’imprenditore agricolo, ma che risulta fondamentale che le aziende definiscano una propria strategia operativa e di marketing… È opportuno che le aziende predispongano un proprio piano operativo in cui vengono previsti e definiti la gamma di servizi e attività che si possono offrire, progettando programmi specifici in base al livello scolastico di riferimento. Se ci si rivolge alle scuole dell’infanzia dovrebbero essere preferite attività manuali e la possibilità di venire a contatto con gli animali; mentre all’aumentare del grado scolastico è possibile elaborare programmi più complessi…. Il futuro prospetta una sempre maggiore professionalizzazione dell’attività: gli organi competenti dovrebbero studiare misure adeguate al sostegno di tale esigenza favorendo lo sviluppo delle sinergie possibili tra le varie aziende e fattorie didattiche del territorio”

E’ su questi aspetti di indirizzo e di esplorazione di nuove connessioni tra Fattorie Didattiche, enti di governo e reti di sostegno ed accompagnamento che appare necessario rimodulare il metodo della concertazione e della cooperazione sociale che ha generato risultati così positivi e significativi. Anche perché, dopo 15 anni di esperienze maturate, pare opportuno compiere un survey conoscitivo su queste realtà in una forma diversa rispetto al passato. La proposta di attivare momenti di ascolto su base territoriale, funzionale, e in relazione ai  contenuti didattici fornisce l’opportunità di cogliere quei segnali deboli circa le criticità, i fabbisogni, i progetti, le aspettative degli operatori.

Riferimenti

Fattoria Didattica: la multifunzionalità entra nell’azienda agricola sul Blog della Scuola Ambulante

Fattorie Didattiche in Veneto, Azienda Regionale per i Settori Agricolo, Forestale e Agroalimentare, 2013

Aspetti che si rivelano fondamentali per la realizzazione di interventi di natura pubblico–privata aderenti ed adeguati alle domande delle diverse realtà e in grado di stimolare quel metodo partecipativo e concertativo su cui poggia l’impianto stesso dell’iniziativa.

Così come fondamentale risulta agire con gli strumenti della ricerca sociale per un aggiornamento e l’upgrade delle conoscenze sui profili della domanda e sui caratteri “strutturali o potenziali” del mercato.

Infine, un approccio conoscitivo alle Fattorie Didattiche, deve cercare di mappare il sistema di nodi, di relazioni e di reti territoriali che infrastrutturano l’ambiente entro cui operano attualmente le Fattorie. Sullo sfondo emergono nuove opportunità legate allo sviluppo del welfare di comunità.

 


fine 🙂

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