Alessandro Carucci, neo laureato con una tesi dal titolo “Smart Valley 100% Bio Valposchiavo: un progetto di territorialità sostenibile” collabora con la Scuola Ambulante di Agricoltura .

altri riferimenti

Agroecologia e agricoltura biologica di Alessandro Carucci

Benvenuti nell’Agricoltura industriale di Alessandro Carucci

Nel corso della storia l’umanità si è giovata delle risorse naturali della Terra (suolo, aria, acqua, flora, fauna, minerali, ecc.) e dei servizi ecosistemici da queste dispensati (formazione dei terreni, depurazione dell’acqua, produzione di cibo, impollinazione, controllo delle infestazioni ecc.) per molteplici attività e scopi tra cui coltivare, allevare, creare insediamenti, costruire vie di comunicazione, produrre manufatti, ecc. Il tutto utilizzando tali risorse entro un determinato limite, che ha sempre consentito al Pianeta di rigenerarle.

A partire dalla seconda metà del Novecento, questa affermazione non è più vera: la domanda di risorse e servizi naturali messa in atto dalla specie umana ha cominciato a oltrepassare le capacità di offerta del globo terrestre.

La volontà di redigere questo testo nasce dal desiderio di affrontare gli insostenibili livelli raggiunti dall’impronta ecologica dell’umanità (termine che valuta il consumo di risorse naturali ottenuto dal complesso delle attività umane rispetto alla capacità del pianeta di ricostituirle), i cui effetti stanno minando alla base la salute del pianeta con il quale (non sul quale, forse è bene ricordarlo) viviamo.

Lo scorso 13 Agosto, il 225esimo giorno dell’anno, è stato l’Earth Overshoot Day del 2015, ossia la data in cui l’umanità ha consumato il suo budget ecologico; la data in cui avrebbe esaurito le quantità massime di risorse naturali prelevabili in un anno per consentire al pianeta di rigenerarle; la data in cui avrebbe immesso in atmosfera la massima quantità di anidride carbonica assorbibile dal pianeta in tale anno; in sostanza, la data in cui l’umanità inizia a vivere oltre le proprie possibilità.

Secondo i calcoli del Global Footprint Network, il trend storico dimostra che questa data continua ad anticiparsi di qualche giorno ogni anno. Detto in altri termini, la domanda di risorse naturali e servizi ecologici operata nel complesso dalla specie umana annualmente avrebbe bisogno di un pianeta Terra e mezzo per essere soddisfatta. Secondo gli esperti, continuando in questa direzione, la quota salirà a due pianeti Terra entro la fine del secolo.

Valposchaivo 100% Bio - smart land

piccoli fondi coltivati in Val Poschiavo (CH)

Sulla base di queste considerazioni generali inerenti la relazione Uomo-Terra, la mia tesi esordisce con uno sguardo sulla più antica attività esercitata dall’uomo sul pianeta, la più antica forma di relazione tra la specie umana e gli ecosistemi nei quali l’uomo si è trovato e si trova a risiedere: l’agricoltura. Un’attività ed una forma di relazione che nel tempo ha prodotto esiti sia positivi sia negativi. Da un lato infatti è evidente che la specie umana, attraverso l’attività agricola, ha generato un rapporto dalle ricadute positive sui diversi ecosistemi in cui si è storicamente insediata (presidiando il territorio, tutelandolo dal dissesto idrogeologico, ecc.) ricevendo in ritorno beni preziosi (alimenti, materie prime, servizi ecosistemici) che le hanno consentito nel corso dei secoli di svilupparsi dal punto di vista sociale, culturale ed economico.

Dall’altro lato l’agricoltura, o meglio l’attività agricola industriale degli ultimi cinquant’anni, è la principale fonte di impatti dannosi sugli ecosistemi in cui ha operato e opera (ed in generale sulla biosfera terrestre) consumando la fertilità del suolo, impattando sulla qualità delle acque, interferendo sugli equilibri chimici dell’atmosfera, diminuendo i volumi delle foreste, riducendo la biodiversità complessiva e contribuendo al cambiamento climatico. Modificazioni che impongono (e non solo suggeriscono) un cambio di paradigma nel modo in cui l’essere umano si relaziona al pianeta attraverso l’agricoltura, con la convinzione che questa debba essere, in quanto settore primario, l’ambito fondamentale da cui partire per sperimentare una ‘rivoluzione intelligente e sostenibile’ del rapporto Uomo-Terra.

Partendo da queste premesse, il passaggio ad un paradigma di riferimento ecologicamente sostenibile per l’attività agricola – il modello dell’agro-ecologia – può svilupparsi una transizione verso forme di agricoltura che ri -acquisiscono il loro carattere etico, sociale, culturale, e che possono contribuire in maniera determinante a ri-progettare un rinnovato, intelligente e sostenibile senso di territorialità, insieme alle molteplici forme di relazioni che le società intrattengono con il mondo ecologico, biologico ed antropologico per il soddisfacimento dei propri bisogni e nella prospettiva di ottenere il più elevato livello di autonomia.

Valposchaivo 100% Bio - smart land -

Le dinamiche che in questo campo sono in grado di consentire un’efficace sviluppo territoriale si fondano sul riconoscimento dell’agro-biodiversità locale, sul mantenimento e la valorizzazione del paesaggio rurale e si collegano alle nuove tendenze in tema di consumo agroalimentare, di qualità e con le nuove forme di eco-turismo o turismo slow oggi sempre più diffuse presso i contesti rurali. A partire da tali dinamiche il mix tra agricoltura ecologica, produzioni agro-alimentari di qualità da essa ottenute e turismo integrato possa candidarsi a divenire una solida leva di sviluppo locale per numerosi territori a vocazione agricola.

Oggi i territori possono valorizzare i temi derivanti da questo mutato scenario creando progettualità capaci di legare gli assett locali all’interno dei più vasti flussi globali (economici, turistici, ecc.) al fine di sviluppare identità di luogo, benessere della comunità che lo abitano, il mantenimento e la valorizzazione delle competenze che derivano dalla tradizione e che ne racchiudono ed esprimono la cultura. Consentono di ragionare sui diversi temi legati alla qualità della vita come la struttura della mobilità, l’approvvigionamento di energia, il rapporto con l’ecosistema naturale e la tutela del paesaggio. Questa capacità di legare locale e globale conduce così alla visione di un ‘territorio intelligente’ o ‘smart land’, dove le aspettative e le necessità dei cittadini sono prese in carico dalla politica locale attraverso uno sguardo sistemico di governance che le sappia gestire. In questo senso la smart land si delinea come un processo in cui è a partire dagli attori del territorio che si realizza un contesto locale capace di trarre beneficio economico, sociale, culturale ed ambientale dalle risorse identitarie locali.

Gli smart lands sono individuati come quei contesti territoriali che riescono a riconoscere i patrimoni im-materiali distintivi del loro contesto locale e li rendono capitalizzabili e competitivi all’interno delle nuove traiettorie globali (tra cui quella turistica, che vedendo abbattuta la barriera delle distanze può oggi sintetizzarsi con la formula ‘turistizzazione del mondo’). Una riprogettazione territoriale che parta dagli assett oggi valorizzabili e rappresentati dall’agricoltura di alta gamma (certificata biologica), dall’agro-alimentare, dalle filiere territoriali, dal paesaggio e dal turismo di qualità, coerentemente integrati ai settori economici esistenti e specifici di ogni particolare contesto. Tutto questo genera un miglioramento diffuso della qualità di vita delle comunità locali e un sistema di governance del territorio al contempo ‘sostenibile ed intelligente’. Una smart land.


Scuola_Ambulante-Biodistretto_e_smart_valley-3

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Agroecologia e agricoltura biologica di Alessandro Carucci

Smart Valley 100% Biologico di Alessandro Carucci


 Fine 🙂

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