0315203152_foto_ITAIl Prof. Gianpiero Fumi, è curatore – con il Prof. Osvaldo Failla  – del volume “Gli agronomi in Lombardia: dalle cattedre ambulanti ad oggi”. L’abbiamo incontrato per approfondire la conoscenza di questa unica e straordinaria esperienza di modernizzazione dell’agricoltura italiana costituita dalle Cattedre Ambulanti in Agricoltura.

altri riferimenti:

Agricoltura industriale, il modello per sfamare il pianeta?  intervista al Prof. Ovaldo Failla.


D: quale è la situazione dell’agricoltura italiana prima dell’arrivo delle Cattedre Ambulanti?

R: Da un lato c’è un’onda modernizzatrice, dall’altro c’è una situazione che uno studioso dell’epoca, Italo Giglioli, chiamò, con un libro molto importante, “Il malessere agrario ed alimentare dell’Italia”. Un termine sintetico nel quale si racchiudono disagi diversi: disagio delle zone marginali o che si stavano marginalizzando, all’epoca ancora molto abitate, come quella di montagna, di collina o anche dell’alta pianura che stavano fornendo migliaia e migliaia di emigranti; ma disagio anche delle agricolture forti, già pienamente inserite nel mercato, come le agricolture della pianura irrigua. Nel complesso era una fase di difficoltà per l’agricoltura perché a fine ‘800 iniziò un ciclo negativo, con il crollo dei prezzi e la concorrenza crescente.

L’agricoltura italiana è un’agricoltura millenaria con dei punti avanzati come la risicoltura e la produzione lattiero-casearia, ma anche con molti elementi di debolezza. Le Cattedre Ambulanti nascono in tale contesto di gravi sfide alla sopravvivenza dell’agricoltura, che necessita di reinventarsi un’identità all’interno di un mercato che diventa quasi globalizzato, almeno per i cereali, la carne, il vino, l’olio, settori in cui in quegli anni iniziano ad emergere altri agguerriti competitori.

In questa situazione non facile, la nascita dal basso delle Cattedre Ambulanti avviene in un contesto di sostanziale debolezza dell’iniziativa pubblica. Il confronto con le iniziative promosse dalle istituzioni pubbliche, soprattutto statali, in Francia, in Gran Bretagna, in Svizzera e in Germania, è impietoso. Là si nota un proliferare di iniziative a favore dell’agricoltura promosse dall’amministrazione pubblica, in Italia invece il Ministero dell’Agricoltura, che si occupa anche di Industria e Commercio, è la cenerentola del bilancio pubblico e la sua azione è spesso contrastata dalle forze politiche, nonostante il profilo di alcuni Direttori Generali, nonostante alcune leggi particolari. Basti pensare che la prima legge sull’istruzione agraria è del 1885, cioè 25 anni dopo l’Unità d’Italia.

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Vi sono poi diversi altri elementi che concorrono alla nascita delle Cattedre Ambulanti. Il primo è che il mondo agricolo non tollera una condizione di marginalità anche relativamente ai piccoli coltivatori. In quegli anni, infatti, emergono attenzioni e progetti di riforma e di miglioramento economico e sociale a vantaggio dei piccoli coltivatori e dei territori svantaggiati. Altro elemento da ricordare è l’onda di nuove potenzialità che le tecnologie offrono per lo sviluppo dell’agricoltura: la meccanizzazione, le concimazioni chimiche, le sementi, ecc. Un forte impulso proviene dalla mobilitazione del mondo dei produttori e degli imprenditori agricoli mediante la formula associativa, con tempi diversi da zona a zona: a dire il vero, molto più lenti nel Mezzogiorno, tant’è che al Sud le cattedre ambulanti nasceranno prevalentemente per iniziativa statale. Una studiosa ha studiato di recente il caso di Cosenza, dove la cattedra ambulante nasce su iniziativa statale, per effetto di una legge, ma il mondo agricolo reagisce stentatamente, solo pochi agricoltori illuminati. E questo mostra la grande differenza con i territori dove le cattedre nascono per un convergere di sensibilità. Anzitutto i tecnici, persone di grande preparazione acquisita nelle Scuole Superiori di Agricoltura, da Milano a Portici (Na); ma anche tecnici che trovano appoggio in un mondo associazionistico che sta dando vita ai Consorzi Agrari e a tante altre iniziative a favore delle aree rurali, come il “piccolo credito”, attraverso quelle che oggi sono le Banche di Credito Cooperativo. Erano piccolissime banche mono sportello che avevano una struttura cooperativa e nascevano per rispondere ai bisogni locali mediante la raccolta e la distribuzione di somme limitate a favore dei contadini e degli artigiani. Senza la triade dei Consorzi Agrari, delle Casse Rurali e delle cattedre ambulanti di agricoltura, cui si possono aggiungere altre scuole agrarie, noi non ci spieghiamo il fermento che si registra nelle campagne italiane dalla fine dell’800 in avanti, anche nell’agricoltura contadina e nelle aree periferiche del Paese.

it-mi0332_tci001651_01_0Il maggior o minor successo delle Cattedre Ambulanti è legato molto anche alle personalità di chi le diresse. A seconda del direttore o dei suoi collaboratori la cattedra fu più o meno attiva. Uno dei casi più significativi, è quello di Vincenzo De Carolis, marchigiano trasferitosi in provincia di Cremona, che dopo Antonio Sansone (un agronomo di origini lucane) anch’egli a Cremona e insieme a Ferruccio Zago, direttore della Cattedra ambulante di Piacenza, diede un apporto notevole in termini di innovazione e divulgazione.

È interessante notare che nei decenni tra ‘800 e ‘900 non si voleva solamente introdurre innovazioni assistendo tecnicamente gli agricoltori, ma si era disponibili ad adattarle alle condizioni locali e, nel contempo, si avvertiva l’impegno a valorizzare il potenziale agricolo locale, per rispondere così ai bisogni economici e sociali del territorio.

Nei primi decenni, dunque, le cattedre ambulanti si posero al servizio dello sviluppo agricolo locale, interpretandone i bisogni e coltivandone le potenzialità. Anche perché il CDA della cattedra era composto da rappresentanti delle forze locali: ne soffrì forse la loro attività sperimentale in senso stretto, ma certamente ne ebbe a guadagnare il rapporto di fiducia che si instaurò tra tecnici e agricoltori, un rapporto basato sull’ascolto reciproco. Le cattedre verranno statalizzate negli anni ’30, dopo trenta-quarant’anni in cui hanno risposto agli “azionisti” locali, sia pure con modalità e risultati diversi da zona a zona.

Il legame tra Cattedra Ambulante e società locale deriva dalla loro origine, forse dall’essere nate al di fuori dell’ordinamento, traendo cioè origine non da una legge istitutiva ma dalla volontà dei produttori e delle istituzioni. Solo in secondo tempo arrivò il riconoscimento statale, la vigilanza del Ministero, i primi sussidi e così via. E anche a livello centrale, in età giolittiana, l’amministrazione pubblica cercò di favorire tutto ciò che si muoveva a livello locale, non adottando un modello rigido e uniforme, non comprimendo la varietà delle risposte. Ad esempio le cattedre montane si occupano di alpicoltura o piccoli bacini irrigui, quelle di pianura di zootecnia da latte e di silos …

Antica usanza- sgranare - Scuola Ambulante di Agricoltura Sostenibile

D: la diffusione territoriale delle Cattedre Ambulanti

R: Le Cattedre Ambulanti sono istituzioni volta a migliorare l’agricoltura nei diversi contesti in cui questa si svolge. Per cui le risposte che esse promuovono, le iniziative che realizzano, sono varie tanto quanto le differenti agricolture cui si rivolgono. Talvolta, nella Valle Padana sopra la linea dei fontanili, si interessano di bachicoltura – finché questa resse, a motivo della sottrazione di risorse di lavoro da parte dell’industria e della diffusione di redditi extra-agricoli. Nelle province industriali, infatti, per un po’ vi furono “contadini-operai”, ma ad un certo punto l’effetto dell’industrializzazione è riscontrabile nella sottrazione di lavoro dalle attività agricole, causando, tra le tante conseguenze, il declino della gelso-bachicoltura. Invece nella “bassa”, anche in un ambienti prossimi alle aree in via di industrializzazione come la pianura piemontese e lombarda, l’agricoltura continua a mantenere la sua centralità. Era un’agricoltura sostenibile, che ha alti livelli di produzione ma conservava il suolo e migliora lo strato fertile del terreno. È grazie a questo passato, antico e recente, di agricoltura intensiva ma sostenibile che oggi abbiamo alle porte di una metropoli da 5 milioni di abitanti come Milano un’agricoltura che tra le più avanzate, mentre in tante altre parti del mondo e in alcune aree della Lombardia essa è declinata sotto la pressione dell’industria e l’espansione degli insediamenti urbani. Non si può non osservare questa differenza, tra ambienti che hanno salvaguardato il territorio rurale, con il paesaggio e la struttura insediativa che lo caratterizzano, e la “campagna urbanizzata” affermatasi in altre province, dalla Lombardia al Veneto. È vero che è cresciuto l’impatto dell’agricoltura sulle risorse, ad esempio sull’uso delle acque e sulla biodiversità. Ma anche la lunga persistenza di un’agricoltura che non produce solo rendita e si cura della fertilità del suolo rappresenta un tassello importante della sostenibilità.

Organizzazione delle Cattedre Ambulanti

Le Cattedre Ambulanti erano strutture piccole, inizialmente composte solo da un tecnico di solito il Direttore, di norma laureato in scienze agrarie. Quest’ultima è una novità importante: fino a quel momento le istituzioni agrarie non erano rette da laureati in agraria, spesso si trattava di autodidatti o veterinari.

Le Cattedre sono dunque composte da un piccolo nucleo di tecnici e sono dirette da un consiglio di amministrazione che rappresenta le istituzioni che partecipano al finanziamento della cattedra sulla base di un accordo, fissato nello statuto, che stabilisce il contributo di ciascun ente. Le province e altri enti del territorio spesso sostengono questo disegno, laddove oggi gli enti locali mi pare che dimentichino l’agricoltura. Poi altre istituzioni contribuivano a finanziare la cattedra ambulante, come le casse rurali.

La metodologia è il punto più interessante delle Cattedre, a partire dall’idea di muoversi, dell’insegnamento ambulante. Da sempre il mondo agricolo era lontano dalla conoscenze, era scarsamente dotato di scuole e tanto meno partecipava alle scuole agrarie che lentamente sorsero nel Paese. Le iscrizioni a queste ultime era modesto, per cui ci si pose l’obiettivo di raggiungere il mondo agricolo anche nelle sue componenti più lontane, “sbriciolando” le conoscenze, parlando in dialetto, frequentando i mercati, promuovendo una divulgazione con strumenti nuovi e semplici, opuscoli di poche pagine distribuiti gratuitamente. Il mandato dei “cattedratici” (i tecnici delle cattedre ambulanti) era infatti di avvicinare quanto più possibile il mondo dei coltivatori incontrandolo ai mercati e nelle cascine, organizzando conferenze serali e festive, offrendo consigli individuali. È un’epoca in cui gli specialisti frequentano il mondo agricolo non solo attraverso le cattedre ambulanti, ma anche in altre occasioni, ad esempio le gite d’istruzione degli allievi degli istituti tecnici e delle scuole agrarie. Le Scuole superiori di agricoltura organizzavano regolarmente visite alle aziende e agli enti agrari, visite che erano parte del programma dei corsi. Per i tecnici delle cattedre ambulanti si trattava di conquistare la fiducia degli agricoltori attraverso il dialogo: frequentando le campagne, interpretandone le necessità concrete, adattando le innovazioni provenienti dall’esterno in modo da renderle accettabili. Inizia allora lo studio di macchine adatte alle condizioni dei territori collinari e delle aziende di piccola coltura, lo studio e la valorizzazione di razze e varietà locali e il loro incrocio con risorse estere perché corrispondessero meglio alle esigenze dei territori. Come migliorare le condizioni di povertà diffusa nelle aree di piccola agricoltura? Come evitare l’emigrazione di massa dei contadini?

Policoltura e specializzazione

Le Cattedre adottano un approccio flessibile e graduale, che assume come dato positivo la varietà delle agricolture della penisola – anche la policoltura – e mira al loro miglioramento operando dal di dentro. A seconda degli ambienti, si impegnano a sostenere ora la piccola azienda coltivatrice, ora la grande, promuovendone comunque la crescita sul piano degli assetti tecnico-produttivi ma anche del “capitale umano”. Si focalizzano sul problema della produttività e di una più efficiente organizzazione aziendale, perseguendo tali obiettivi attraverso l’istruzione, la cooperazione, l’assimilazione di tecnologie appropriate agli assetti locali. Le cattedre facevano dunque proposte di trasformazione degli assetti tecnici, ma avendo ben chiari i riflessi economici e sociali delle proposte. Ad esempio, il modello organizzativo sostenuto dai tecnici delle cattedre ambulanti è quello dell’associazionismo e della cooperazione, anche per tutelare il mondo agricolo nei confronti dell’emergente industria agro-alimentare.

D: Le cattedre vennero sconfitte dal modello di agricoltura specializzata?

R: Mi sembra che in generale le cattedre ambulanti, insieme ad altre istituzioni agrarie dell’epoca, abbiano evitato un destino di progressiva marginalizzazione della società rurale, avviando uno sviluppo agricolo anche in alcune delle sue componenti e aree più fragili. I tecnici perseguirono tale obiettivo con spirito di attenzione e dialogo nei confronti del mondo agricolo. I rapporti con il mondo agricolo sono basati su un contatto diretto, pragmatico, aperto a soluzioni originali, bidirezionale. Parlerei di un ruolo di empowerment, di valorizzazione delle economie locali. In generale i giornali delle cattedre sono espressione della volontà di indirizzare il progresso tecnico lungo vie compatibili con le strutture esistenti, anche quelle di piccola dimensione e contadine. L’agricoltura è destinataria di proposte innovative, ma facendo attenzione alla gradualità e all’appropriatezza delle soluzioni.

La componente caratteristica dell’insegnamento “ambulante” era volutamente la poca teoria e la molta pratica. L’obiettivo era di far maturare nei coltivatori, anche analfabeti, poco istruiti, dotati di scarsi mezzi, la volontà di migliorare le proprie condizioni. Le metodologie didattiche (che meriterebbero di essere studiate) sono diffusive: la parola, la conferenza, la dimostrazione pratica sul campo, la fotografia, da un certo momento il cinema educativo, per chi sa leggere l’opuscolo e per i più istruiti il giornale periodico. Strategie diffusive significa anche l’organizzazione di una presenza capillare sul territorio, mediante sezioni per aree o per settori, come quella zootecnica. Esse mantengono comunque un’organizzazione molto snella, che ne evita l’eccessiva specializzazione e la burocratizzazione. Il “cattedratico ambulante” ama comunicare e rifugge dal troppo lavoro nel chiuso dell’ufficio.

D: le attività erano dimostrative o sperimentali?

R: Le cattedre facevano appello affinché qualche agricoltore “sperimentasse” su piccole parcelle nuove varietà e nuove colture. Le cattedre non avevano poderi propri – perlomeno fino agli anni Venti, quando in alcune province irrigue come Cremona e Pavia furono costitute aziende vere e proprie, a carattere anche sperimentale – e si appoggiavano all’iniziativa dei privati: regalavano la semente, l’agricoltore sperimentava sotto la guida del tecnico, infine quest’ultimo dava conto pubblicamente dei risultati della prova. In generale, l’attività delle cattedre è più dimostrativa che sperimentale, ma credo che la funzione dei campetti sperimentali fosse anche di “testare” la validità di una coltura rispetto all’agricoltura locale.

Le fasi che caratterizzano la storia delle Cattedre Ambulanti

La prima fase è quella pionieristica. È una fase in cui c’è un nuovo professionista al servizio dell’agricoltura, l’agronomo, anche se non è ancora riconosciuto ufficialmente. I giovani escono ben preparati dalle Scuole superiori di agricoltura (le attuali Facoltà di Agraria), non sempre sono figli di possidenti, amano l’agricoltura e sono animati da uno spirito di progresso. Si ingegnano e iniziano in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, ecc., a sperimentare questa formula di insegnamento ai coltivatori. La fase di consolidamento si può collocare negli anni successivi al 1907, quando le cattedre si diffondono a molte province – in alcune per iniziativa dello Stato – e la figura del laureato in scienze agrarie inizia a essere considerata come fattore di miglioramento tecnico-produttivo dell’agricoltura. In effetti, viene introdotta anche una norma che vuole che il direttore della cattedra ambulante sia un laureato in agraria. la vicenda delle cattedre ambulanti è dunque parte del cammino verso la professionalizzazione del tecnico agrario. Fino ad allora, pur essendoci le Scuole superiori di agricoltura, la figura dell’agronomo non aveva una chiara definizione del proprio ambito: non c’era un albo, non un provvedimento che ne precisasse le peculiarità professionali e occupazionali. L’impiego presso le cattedre ambulanti, oltre a costituire uno sbocco qualificato per i giovani laureati, rafforzò la credibilità della figura. Forse bisognerebbe approfondire il tipo di preparazione scolastica ricevuta. L’impressione è che negli studi acquisissero elevate competenze, ma anche sviluppassero una capacità di adattamento alle diverse circostanze locali, per effetto di una specializzazione non troppo spinta in un settore o un altro. Erano quindi tecnici capaci di fornire un contributo a tutto tondo ai coltivatori, anche dialogando e apprendendo da costoro.

La seconda fase è stata quella in cui le Cattedre si diffondono a tutto il paese in modo più uniforme. prima appaiono una serie di leggi per uniformarle, che iniziano a limitarne la libertà di manovra stabilendo ad esempio lo stipendio minimo dei tecnici, i loro doveri, ecc. Durante la prima guerra mondiale si ha la “mobilitazione agraria”, in particolare nel 1917: cattivi raccolti, difficoltà di importazione, assenza di milioni di giovani contadini mandati al fronte, scarsità di letame (per la requisizione di una parte consistente del bestiame) e di concimi chimici (per la focalizzazione delle produzioni chimiche sugli esplosivi) misero a rischio l’alimentazione del Paese. Nasce una branca dell’amministrazione statale deputata a garantire gli approvvigionamenti alimentari e i direttori delle cattedre ambulanti diventano quasi organi periferici del Ministero. Vi fu chi si lamentava che in quel periodo i tecnici delle cattedre fossero obbligati a rilevare lo stato delle coltivazioni e a costringere gli agricoltori a produrre quello che mancava per alimentare la nazione. E’ un’anticipazione di quello che avverrà a cavallo tra gli anni ’20 e ’30, con la loro progressiva istituzionalizzazione e burocratizzazione, che ne attenuò l’orientamento a salvaguardare le peculiarità locali.

il-pane-e-dignita-saggezza-e-culturaD: la chiusura dell’esperienza Cattedre Ambulanti…. 

R: L’esperienza delle Cattedre Ambulanti di Agricoltura ebbe fine con la definitiva trasformazione negli anni ’30 in Ispettorati dell’Agricoltura, organismi che sono strutture periferiche del Ministero dell’Agricoltura. Anche se continuarono a operare tecnici di valore, che hanno aiutato la ricostruzione e lo sviluppo dell’agricoltura italiana nel secondo dopoguerra, chi ha studiato l’esperienza delle cattedre ambulanti considera quel passaggio come una svolta, un punto di non ritorno rispetto a quella forma originale, pubblica, partecipata, di divulgazione tecnica e insieme di promozione sociale delle campagne.

D: dalle Cattedre nascono anche le Banche di Credito Cooperativo, il mondo delle cooperative, le latterie sociali….

R: Anche grazie all’azione persuasiva e convincente dei tecnici delle cattedre ambulanti, infatti, nacquero molte iniziative associative. Le più note sono i consorzi agrari, organizzazioni locali di produttori che poi si federano in una federazione nazionale, la Federconsorzi, sorta a Piacenza nel 1899. Inizialmente questi organismi si occupano di acquisti collettivi di sementi e di qualche macchina agricola a vantaggio dei soci. Poi i consorzi più importanti, generalmente quelli delle zone di pianura, si spingono a realizzare stabilimenti di produzione di sementi o di concimi chimici o stipulano accordi con le aziende industriali per l’acquisto di macchinari a prezzi convenienti per gli agricoltori. Ma ci sono anche altre iniziative patroncinate dalle cattedre ambulanti che vedono gli agricoltori associarsi. Ad esempio i consorzi di cavalli riproduttori: mettendosi insieme, si poteva acquistare un riproduttore di qualità.

Accanto alla spinta associativa, le cattedre insieme ad altre organizzazioni locali, come le piccole banche cooperative, hanno dato un forte impulso alla crescita culturale e sociale dei territori, consentendo alle comunità locali di essere soggetti attivi dei processi di modernizzazione.

D: Cosa significa Cattedra Ambulante oggi?

R: Oggi i canali per acquisire informazioni sono tanti, non c’è più necessità che vi sia il tecnico che tiene la conferenza.

Un aspetto da apprezzare dell’esperienza delle Cattedre Ambulanti era la capacità di sintonizzarsi con le esigenze locali e non semplicemente di “sbriciolare” tecniche di provenienza esogena. I tecnici dell’epoca sapevano che il processo di innovazione in agricoltura non è semplicemente un passaggio di saperi e tecnologie. Esso richiede la mediazione di chi il territorio lo vive e lo costruisce. 

Non c’è campo uguale ad un altro, non c’è versante di una valle uguale ad un’altra. Il modello per cui il progresso è un dato immodificabile, e si tratta solo di applicarlo, è semplicistico. E ignorarne i risvolti economico-sociali non è il modo giusto per motivare le persone a vivere di agricoltura.

D: Quali processi in rapporto all’agrobiodiversità?

R: Oggi la Lombardia è in testa alle regioni per consumo di suolo. Fino a Novecento avanzato, invece, agricoltori e istituzioni agrarie sono riusciti a salvaguardare il territorio e a conservare le risorse: ad esempio redistribuendo l’acqua, accrescendo lo strato di humus attraverso rotazioni virtuose e un elevato carico di bestiame per ettaro, sviluppando assetti policolturali (foraggere, cereali, erbai…; ogni appezzamento di pianura aveva una densità di alberatura enorme, il prato era polifita e così via). Va però detto che all’epoca le cattedre ambulanti, insieme ad altri enti, per le produzioni maggiori hanno operato nel senso non di svilupparne la biodiversità ma la semplificazione, favorendo la diffusione di varietà standard.


Fine 🙂

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