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Alessandro Carucci, neo laureato con una tesi dal titolo “Smart Valley 100% Bio Valposchiavo: un progetto di territorialità sostenibile” collabora con la Scuola Ambulante di Agricoltura . L’articolo “Agro-ecologia e agricoltura biologica” è il secondo passaggio concettuale della tesi.

Vi è un settore agroalimentare di qualità che oggi trova grande sviluppo specialmente nei paesi ad alto reddito, in cui si sperimenta da parte di una fetta sempre maggiore di consumatori un mutato rapporto nei confronti del cibo, legato maggiormente all’esperienza culturale che da esso se ne trae. Infatti è nei contesti dei Paesi ricchi, in cui il cibo ha ampiamente assolto la funzione di soddisfare il bisogno primario di fonte di alimentazione, che esso si è evoluto in qualcosa che attiene maggiormente alla sfera del desiderio, caricandosi di significati altri, spesso immateriali.

Perché è questo il contesto di riferimento in cui è ideale incardinare quelle nuove progettualità per uno sviluppo sostenibile dei territori attraverso l’assett dell’agricoltura e dell’agroalimentare (biologico, di qualità e certificato) prodotto secondo modalità afferenti il paradigma dell’agroecologia.

Foraging

Pensiamo al vino che, quando viene consumato in Toscana o in Borgogna, cessa di essere una bevanda e si trasforma in un concentrato di storia e cultura del territorio; oppure ai piatti raffinati dei ristoranti di alta gamma, che diventano puro piacere edonistico. Ma oltre alla sfera delle emozioni il rapporto tra consumatore e prodotto può caricarsi di significati etici, preferendo alcune marche piuttosto che altre in base all’equità delle condizioni di lavoro adottate, al rispetto verso la diversità biologica locale e alla stagionalità dei prodotti. Ancora, può diventare fonte di impegno civile e sociale nel momento in cui il consumatore seleziona i canali di acquisto come nel caso dei gruppi di acquisto solidale, in cui gruppi di privati cittadini si rivolgono direttamente ai produttori allo scopo di accorciare le filiere ed avere un contatto più immediato con il prodotto e il produttore.

Consum-attori 

individua la quota di consumatori che si informa in maniera critica sui processi di produzione dei prodotti che acquista, e che attraverso la sua scelta contribuisce a dare valore aggiunto al prodotto. Quindi una quota sempre maggiore di utenti sta mutando da consumatore acritico in ‘consum-attore’ responsabile in risposta ad una crescente diffidenza verso le filiere alimentari convenzionali di grande scala, costituite da filiere sempre più lunghe e dispersive, caratterizzate da un’origine della produzione percepita sempre più distante e ignota e che si traduce in un crescente timore nei confronti della qualità alimentare dei prodotti.

Una risposta che, al contrario, prende vita da uno scenario in cui contano sempre meno le variabili economiche e sempre più quelle socioculturali nell’orientamento del consumatore negli acquisti. Uno scenario in cui la parola d’ordine e la principale motivazione è sempre più la ricerca della qualità; perché se è ben evidente l’omologazione dei modelli di consumo alimentare nelle economie dei Paesi più avanzati è anche chiaro che stanno nascendo, proprio a seguito di questa e in negli stessi contesti, tendenze di differenziazione e personalizzazione dell’identità gastronomica da parte del ‘consum-attore’.

Oltre al termine ‘qualità’ un’altra parola chiave per descrivere il mutamento di approccio e la rinnovata considerazione dei rapporti tra produzione agro-alimentare e consumo finale di cibo, da una parte sempre più consistente dei consumatori nelle economie ad alto reddito, è il termine ‘riconnessione’. Il fenomeno è semplice, in quanto esprime il desiderio di recuperare quei circuiti di vendita diretta e di filiera corta da sempre esistiti nei vari contesti territoriali, e complesso allo stesso tempo; perché, come sostiene De Castro, queste trasformazioni sono espressione di “un rinnovato rapporto tra urbano e rurale che genera fenomeni di vera e propria ‘rurbanizzazione’. Si tratta di un connubio urbano-rurale che è in netta contrapposizione con la dicotomia del passato tra città e campagna, e si salda a una reazione al paradigma della modernizzazione, generando nuove forme di filiera agroalimentare, esterne o alternative ai circuiti della distribuzione moderna” (De Castro, 2015, p.40). All’interno di questo quadro, quello che prima era definito, anche con una certa dose di classismo, contadino o coltivatore diventa ora ‘coltiv-attore’, imprenditore agricolo e imprenditore di sé stesso, dotato della capacità di ritagliarsi un proprio spazio ed una propria identità riconosciuta all’interno di questo vasto processo di ‘ri-socializzazione’ del cibo.

Agrigiani

nell’agricoltura ecologica la figura dell’agricoltore si riappropria di molte delle competenze e dei saperi taciti e informali legati alle pratiche agricole del passato che vengono poi integrati con quel plus di competenze formali derivate da percorsi di studio e di formazione. Si origina così la figura dell’‘agrigiano’, il neologismo che individua una nuova figura professionale di agricoltore che è il più delle volte laureato (quasi mai in materie agronomiche) e che grazie al suo sistema di competenze introduce in azienda innovazioni sia rispetto ai metodi di coltivazione – biologico e biodinamico – sia rispetto a tutte quelle funzioni pregiate – come la comunicazione, il marketing, il design, la formazione” (Punto Ponte, 2014)

Oltre alla rinnovata ricerca di ri-connessione con gli attori della produzione c’è poi la riconnessione con i luoghi dove queste produzioni avvengono e con le specifiche condizioni di produzione proprie di una certa area territoriale Qui i modelli di produzione della tradizione, certificati attraverso marchi o loghi, offrono al consumatore la possibilità di identificare il cibo con un luogo, un paesaggio e con la sua cultura, la sua storia e la sua identità.

Riferimenti

Benvenuti nell’Agricoltura industriale

Smart Valley 100% Biologico

Agroecologia e agricoltura biologica

Tutti questi elementi legati al luogo risultano poi determinanti nella diffusione delle nuove forme di eco-turismo, attente al rispetto del luogo ove si recano, a non danneggiare l’ambiente e a conoscere gli stili di vita e le tradizioni delle comunità con cui entrano in contatto, allo scopo di dar vita ad un incontro benefico e apprezzato da ambo le parti. A loro volta, in un effetto a cascata, i flussi di consumatori che si muovono in cerca di queste realtà, generando fenomeni di turismo leggero, stimolano progettualità nei settori turistici, di ristorazione e di commercio dell’offerta locale che esaltino i prodotti tradizionali del territorio, che si occupino di salvaguardare biodiversità e cultura locale, che comunichino il paesaggio, andando a costruire così un ciclo autonomo e benefico per il territorio.

nuove famacie

In sintesi, le nuove tendenze orientate dalla domanda che richiedono qualità, filiere alternative e corte, riconnesse agli attori e ai luoghi di produzione, rispettose della biodiversità locale, che si traducono in cucina del territorio, attente al rispetto biologico delle tecniche di coltivazione e di allevamento, che si sviluppano attraverso forme di eco-turismo attente al paesaggio e alla cultura locale, possono costituire un importante strumento per ristabilire il peso decisionale e il valore economico degli agricoltori per sviluppo locale. Se questi strumenti verranno ben utilizzati all’interno del rinnovato scenario in atto, il ruolo e la visibilità degli agricoltori potrà influire maggiormente sulle direzioni di sviluppo dei territori decise a livello amministrativo.

Ad oggi, fortunatamente, esistono azioni che si sviluppano in questo senso: sono le normative Ue sulla qualità e sul biologico, tra cui le note certificazioni di origine dei prodotti come Dop, Igp o il logo del biologico, che rimandano all’identità, ai paesaggi e alla cultura dei territori origine di produzione e sono tra le più sviluppate al mondo in quanto agevolano ottimamente l’inserimento delle competenze locali e tradizionali nei mercati nazionali e internazionali. Queste dinamiche permettono a molte aziende medie e piccole di confluire comunque nei circuiti dell’economia globale, vedendo riconosciuti e valorizzati i propri prodotti. Così facendo, possono organizzarsi localmente al fine di contribuire allo sviluppo economico, al mantenimento dell’identità e al potenziamento della cultura dei rispettivi sistemi locali.


Riferimenti

Benvenuti nell’Agricoltura industriale

Smart Valley 100% Biologico

Agroecologia e agricoltura biologica


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