L’apocalisse culturale che ha attraversato le comunità rurali delle aree interne italiane nel corso del ‘900 ha prodotto un graduale processo di abbandono delle attività agricole, con conseguente perdita di paesaggio e residualizzazione di tutte quelle culture im-materiali collegate alle pratiche secolari dell’agricoltura. Una delle tanti cause che ha alimentato l’abbandono va colta nel frazionamento fondiario, conseguenza del diritto di successione che prevede la ripartizione del patrimonio tra gli eredi così che un’azienda agricola o una superficie agricola nel tempo hanno subito continui frazionamenti.

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Diversamente da quanto è accaduto nelle zone alpine “germanofone“, dove l’istituto giuridico del “maso chiuso” (o di analoghi dispositivi) ha di fatto impedito la divisione della superficie di un’azienda agricola al di sotto di determinati valori, nel resto delle Alpi la ridotta produttività del lavoro sugli appezzamenti agricoli frazionati diviene economicamente e socialmente non più sostenibile e funzionale generando a larga scala un territorio incolto e abbandonato. Questo territorio viene successivamente interessato da invasioni di arbustive e arboree, che connotano larga parte di quella fascia coltivata collinare e montana compresa tra i 500 ed i 1000 metri, oggi in uno stato di progressivo abbandono.

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L’abbandono delle terre e l’incremento della superficie forestale, che fino ad un certo punto potrebbe essere stato visto in modo favorevole in quanto vedeva terminare l’eccessivo sfruttamento del territorio nelle valli alpine durato fino ai primi decenni del ‘900, si è poi protratto nel tempo superando determinati “valori di soglia” assumendo e diventando penalizzante per la montagna e per le attività economiche ad essa legate. Oggi ci troviamo in una situazione dove è necessario arrivare ad una gestione sostenibile attraverso l’uso attivo del territorio.

Il frazionamento fondiario ha di fatto “ingessato” qualsiasi intervento operativo in collina ed in montagna. Il più importante strumento a disposizione per la ricomposizione del puzzle di proprietà fondiarie frammentate e di campi abbandonati, è l’Associazione Fondiaria.

Il modello francese.

La legislazione francese – Legge sullo sviluppo pastorale n ° 72-12 del 3 gennaio 1972 JORF del 6 gennaio 1972 – promuove l’accorpamento delle proprietà abbandonate attraverso l’Association foncière pastorale (AFP) e i Groupements pastoraux, garantendo anche l’apporto delle associazioni di produttori.

Gli AFP individuano tre strumenti d’azione:

  • i gruppi pastorali – raggruppamento di agricoltori – pastori di pascoli estivi
  • le associazioni fondiarie pastorali – raggruppamento di proprietari terrieri
  • le convenzioni pascoli perenni (specifico tipo di contratto di locazione pastorale per lo sfruttamento dei pascoli)

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Nel corso del 2012 sono state costituite in Italia le prime due Associazioni fondiarie:

 1) nel Comune di Briga Alta (Cuneo), frazione Carnino in Val Tanaro, in zona prettamente alpina nel Parco del Marguareis con gli obiettivi di:

  • Aumento della produttività unitaria grazie all’accorpamento fondiario
  • Rilanciare l’agricoltura in zone marginali grazie alla gestione collettiva di più parcelle di terreno da parte di un unico soggetto
  • Gestione sostenibile del territorio attuando piani aziendali (ad es. piani di pascolo) e possibilità di imporre regole in cambio di servizi e garanzie fornite al fruitore
  • Creazione delle condizioni base per il ritorno e reinsediamento di imprese agricole e sviluppo di micro-economie locali
  • Sviluppo di partenariati sia con soggetti pubblici che privati per progetti di miglioramento fondiario e sviluppo rurale
  • Accesso a programmi di finanziamento quali PSR etc. (una volta che le Asfo saranno riconosciute)
  • Rafforzamento di uno spirito comunitario mediante occasioni di confronto e condivisione tra i soci

2) nel Tortonese, nel Comune di Avolasca (Alessandria), in zona tipicamente collinare e alto-collinare.

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Cos’è un’associazione fondiaria

È una libera unione fra proprietari di terreni pubblici o privati, eventualmente patrocinata da un Comune capofila. L’obiettivo è raggruppare terreni agricoli e boschi, abbandonati o incolti, per consentirne un uso economicamente sostenibile e produttivo. Le attività di gestione dei terreni conferiti all’associazione avvengono nel rispetto delle buone pratiche agricole, degli equilibri idrogeologici, della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio e nel segno dell’economicità ed efficienza della gestione. Ogni associato conserva la proprietà dei suoi beni, che non sono usucapibili, ed esercita il diritto di recesso dalla sua adesione nel rispetto dei vincoli temporali contrattuali tra l’associazione fondiaria e i gestori. Le associazioni fondiarie acquistano la personalità giuridica e sono riconosciute con l’iscrizione, autorizzata con provvedimento della struttura regionale competente, nel Registro regionale delle persone giuridiche private.

Le attività delle associazioni fondiarie. Le associazioni fondiarie si occupano di:
– gestire le proprietà conferite dai soci o assegnate;
– redigere e attuare il piano di gestione, in cui sono individuate le migliori soluzioni tecniche ed economiche in funzione degli obiettivi di produzione agricola e forestale e di conservazione dell’ambiente e del paesaggio;
– partecipare all’individuazione dei terreni silenti (di cui non si conosce il proprietario) e al loro recupero;
– provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei fondi e delle opere di miglioramento fondiario.

Gli obiettivi gestionali possono essere molteplici in relazione alle caratteristiche dell’area interessata. I modelli d’impresa oggi proponibili:

  • l’Azienda pastorale attrezzata stagionale;
  • l’Azienda pastorale integrata con altre realtà pastorali alpine (alpeggio estivo), di pianura o collinari (pascolamento primaverile, autunnale e svernamento);
  • l’Azienda foraggero pastorale stanziale;
  • l’Azienda agro-pastorale stanziale integrata con alcune coltivazioni di specie diverse: alimentari, aromatiche, associate all’allevamento.

 

La prima Associazione Fondiaria alpina è nata a Carnino, una minuscola frazione del comune di Briga Alta in alta Val Tanaro (Cn). L’ultimo allevatore, ci è salito almeno quindici anni fa, quando i prati, che un tempo venivano coltivati, sono stati definitivamente abbandonati. Capire il perché non è difficile. È sufficiente consultare una qualunque mappa catastale del territorio: figli, parenti, cugini e discendenti delle vecchie famiglie si sono divisi sempre più le eredità dei loro vecchi, fino a ottenere una serie di appezzamenti di pochi metri quadrati, spesso intestati a proprietari irreperibili. Una situazione che ha reso i terreni di Carnino inutili dal punto di vista produttivo perché è impossibile pretendere che un allevatore contatti decine e decine di proprietari dei terreni fino ad avere un’area sufficiente per il pascolo. In questo modo si sono persi i segni di quelle agricolture eroiche che hanno definito il paesaggio delle nostre montagne: pian piano il bosco si è mangiato terrazzamenti, gradonamenti e opere idrauliche, cancellando un patrimonio di biodiversità creatosi in millenni di attività umana.

Approfondisci

Accesso alla terra nelle aree interne: tanti terreni, poca terra sul Blog della Scuola Ambulante

Creare un’associazione fondiaria? Si può in Dislivelli del 15 settembre 201o

L’Associazione fondiaria per rivitalizzare l’agricoltura in montagna – di Andrea Cavallero Docente dell’Università di Torino – Dipartimento di Agronomia, Selvicoltura e Gestione del Territorio

La terra Raccolta – articolo di Altraeconomia del 10 febbraio 2016


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fotografie di Tellina Valle che ringraziamo 🙂

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