D: Il futuro è degli agrigiani, dei nuovi contadini, colti e innovatori che ritornano alla terra portando con sé altre competenze, cosa ne pensi…

R: Il nuovo agricoltore deve avere attenzione alla terra, perché come evidenziano i principi dell’agricoltura Biodinamica, il terreno è un essere vivente e quindi devi prendertene cura. La Natura è la fonte primaria del nostro sostentamento ed è necessario restituirle ciò che le prendiamo. Invece, per molti agricoltori, lo sfruttamento intensivo dei campi è la prassi ed è difficile orientarli verso un altro punto di vista, invitarli a guardare il proprio lavoro e l’ambiente che li circonda con nuovi occhi. Per fortuna esistono anche molti agricoltori con i quali sono in sintonia e dai quali si può imparare tanto, ma la maggioranza conserva la mentalità della “modernità”, legata all’agricoltura industriale e convenzionale.

Intervistata: Stefania Severi, titolare dell’Azienda Agricola Biologica Naturale, Torre Maina di Maranello (MO)

Info & Contatti: biologicanaturale@gmail.com

Tredici anni fa decisi di trasferirmi dalla città nella casa di campagna circondata da un po’ di terra sulle prime colline modenesi; in precedenza mi sono sempre occupata di cultura, promozione turistica e progetti europei, un ambito stimolante ma totalmente diverso da quello agricolo. Ho però sempre coltivato una passione per la natura e in particolare per il giardinaggio. La disponibilità di alcuni ettari di terreno mi hanno fatto decidere per un cambio di vita. Mi sono concessa un anno di tempo ed ho iniziato a studiare, ma anche ad intervistare agricoltori ed esperti nel settore. e alla fine del 2014 ho deciso di intraprendere questa “avventura agricola”, senza alcuna esperienza diretta se non quella di studio.

Stefania Severi, titolare dell_Azienda Agricola Biologica Naturale

D: Sei in una terra particolare l’Emilia Romagna dove il biologico ha una storia, dove nascono realtà …da Campi Aperti, Arvaia, Genuino Clandestino. Qui hai deciso di creare un’Azienda biologica, che cosa vuol dire per te biologico

R: Biologico significa coltivare in maniera naturale, senza l’utilizzo di prodotti di sintesi chimica, dai fertilizzanti, ai pesticidi, ai diserbanti, prodotti mortiferi per il terreno e la biodiversità, senza contare l’impatto a lungo termine sulla salute umana. Dagli anni sessanta in poi, con l’avvento dell’agricoltura industriale, assistiamo a una vera débacle della biodiversità, raggiungiamo livelli di inquinamento insostenibile, con un impatto devastante sugli ecosistemi rurali. Dalla mia fanciullezza ad oggi c’è stato fortunatamente un cambiamento. Quindi il biologico è stata una scelta spontanea, impossibile per me orientarmi all’agricoltura convenzionale.

D: Parlaci della tua Azienda Agricola Biologica Naturale

R: L’Azienda Agricola si trova a Torre Maina di Maranello, parte bucolica, rurale di Maranello (MO) lontana dall’area industriale e della Ferrari. Nel podere in precedenza era presente un vecchio vigneto poi espiantato. Rifare un nuovo impianto sarebbe stato troppo costoso, quindi la scelta si è spostata su altre colture, senza però mai perdere di vista la vocazione del terreno, che in questa zona è principalmente legata alla coltivazione dei cereali. Mi sono orientata quindi ai cereali antichi e in particolare al grano duro Senatore Cappelli, normalmente coltivato al Centro Sud, ma che ha una buona resa anche qui. Un grano, oserei dire maestoso, alto oltre il metro e sessanta, con le reste della grande spiga nere. Una vera bellezza.

Ho poi seminato il Farro varietà dicocco, un cereale che ha origini molto antiche; entrambi si prestano all’agricoltura biologica e sono ottimi per coloro che prediligono un’alimentazione sana, perché sono ricchi di proteine, fibre e sali minerali e con una percentuale di glutine inferiore rispetto ai grani moderni, rendendoli altamente digeribili. Lo scorso anno ho affiancato ai cereali anche i ceci, una bellissima e utilissima leguminosa.

Quando vado nei campi osservo ciò che succede, come si comportano le colture e l’ambiente circostante, capisco se ci sono problemi e cerco la soluzione per risolverli. Continuo comunque a studiare, approfondendo tematiche rivolte a nuove colture originali e di nicchia.

D: La tua attenzione è quindi rivolta all’intero processo, al tutta la filiera: partendo dal seme per arrivare alla pasta

R: Sì, la valutazione è stata: bene di questo grano, di questo raccolto cosa ne facciamo? Venderlo ai consorzi o comunque a grossi produttori di pasta o trasformati bio non era economicamente conveniente, quindi ho deciso di organizzare tutto il processo di trasformazione: dalle farine integrali, macinate a pietra, per mantenere i valori nutritivi del chicco, alle paste trafilate a bronzo con un processo di essiccazione lenta, anch’esse integrali. Quest’anno propongo anche un tipo di pasta di farro e ceci. Tutte le lavorazioni sono effettuate in piccole strutture artigianali dotate di certificazione biologica. Ho poi iniziato ad occuparmi personalmente della comunicazione, della commercializzazione e delle consegne. Fortunatamente ho qualche angelo custode che sostiene la causa aiutandomi nella parte grafica e amministrativa. Insomma mi occupo praticamente di tutto, anche per un’ovvia necessità di contenimento delle spese.

D: Parlaci dell’attività formativa che c’è qui in Emilia Romagna, che hai seguito e utilizzato

R: Il mio primo corso risale a fine anni ‘90. Si trattava di un corso di orticoltura presso la Scuola Agraria del Parco di Monza. Poi, tre anni fa, sono andata in Piemonte, a uno dei corsi di Gigi Manenti, una persona di grande cultura, un vero insegnante che non si smetterebbe mai di ascoltare. Quest’anno ho ricominciato ad approfondire, grazie ai corsi finanziati dalla regione, tematiche riguardanti l’agricoltura biodinamica, l’orticoltura e la cerealicoltura biologica e la coltivazione di erbe officinali, la mia passione segreta. Sono corsi utili perchè forniscono sia conoscenze tecniche sia informazioni relative al mercato. La mia valutazione per quanto riguarda la formazione in Emilia Romagna è, sicuramente positiva. Quello che manca forse è lo scambio tra agricoltori, l’assenza di reti proficue dal punto di vista della collaborazione, della commercializzazione dei prodotti, di spunti per migliorare i processi burocratici che purtroppo ci complicano il lavoro. Questo passaggio, a mio parere, ancora non c’è.

D: Come ti rapporti con la generazione precedente di agricoltori…

R: Ho trovato delle realtà molto aperte, quindi disposte ad insegnare, e altre un po’ più chiuse con cui c’è poco dialogo e confronto, ma non è solo una questione di generazione, ma di impostazione della propria azienda e di apertura mentale. Nascono comunque piccole realtà, come quella dell’Associazione SìBiol e il mercato dei produttori biologici di Vignola, un’esperienza sicuramente positiva, perché rappresenta un’aggregazione di agricoltori e consumatori.

stefani-severi

D: Qual è stata la situazione del raccolto dell’anno scorso e quali le problematiche legate al mutamento climatico

Un vecchio detto contadino dice: “sotto la neve pane, sotto la pioggia fame”. Il chicco ha bisogno di trascorrere un po’ di tempo sotto la neve, per raccogliere le energie necessarie per germinare e crescere. Quest’anno niente neve, quindi incrociamo le dita.

Altro problema sono le piogge pesanti che si verificano ormai ogni anno, sono piogge di un’intensità quasi monsonica, dilavano la superficie dei campi e purtroppo, a volte provocano l’allettamento dei cereali soprattutto quelli antichi ad alto fusto. L’anno scorso poche spighe sono rimaste ben salde in piedi e la resa è stata inferiore rispetto all’anno precedente.

D: Quale il mercato di sbocco dei tuoi prodotti agricoli?

R: Ho iniziato a crearmi una piccola rete commerciale partendo dai mercatini bio locali sviluppatisi in Emilia. Alcuni Comuni modenesi, come quello di Vignola e di Castelfranco Emilia, hanno ben accolto la proposta di noi agricoltori di voler svolgere un mercato con i nostri prodotti: così a Vignola abbiamo SìBiol in pieno centro e a Castelfranco il mercato è gestito dal GAS “C’e’”. Altri Comuni, sembrano essere refrattari alla creazione di mercati biologici perché pensano siano concorrenziali alle altre attività commerciali presenti sul territorio. Inoltre rifornisco gruppi di acquisto solidale locale, alcuni negozi biologici su Modena, Reggio Emilia e Bologna, e privati che acquistano su ordinazione. Il prossimo passaggio sarà il sito internet e quindi la vendita online, con la quale mi auguro di intercettare altre fasce di mercato. Quest’anno sono stata invitata a partecipare a “Fà la cosa giusta”, la fiera del consumo critico e sostenibile, nell’area dei Territori Resistenti, ma ci sono anche altri eventi che mi aspettano, tempi agricoli permettendo.

D: Cosa significa essere sul territorio

R: E’ assolutamente necessario creare una rete per operare sul territorio, insieme a colleghi con i quali affrontare il mercato e far conoscere le nostra realtà produttive, a km 0 per intenderci. Perché se non sei presente sul territorio, c’è sempre il supermercato che sopperisce ai bisogni del consumatore, ma con quale qualità? Con quali costi? Negli ultimi anni si è sviluppato il turismo esperienziale, ovvero la necessità del turista di vivere esperienze dirette che suscitano emozioni. Ritengo debba essere così anche per il consumatore che vuole conoscere il luogo da cui provengono i prodotti che acquista, incontrare le persone che li coltivano, affinché si crei fiducia. Non a caso i miei incontri col pubblico, avvenuti in varie occasioni, mi hanno sempre dato ottime soddisfazioni e incoraggiamento a proseguire nel mio lavoro, seppur faticoso.

IMG_0602

Lo sviluppo di reti alternative, per contrastare la grande distribuzione (anche quella biologica), è sicuramente una via da percorrere. Quindi nuovi mercati, reti più ampie e coese di agricoltori bio, comunicazione verso il consumatore consapevole e creare consapevolezza al consumo. Manca però il supporto politico a questo tipo di attività, sia da parte delle amministrazioni locali, salvo in rari casi, sia quello delle associazioni di categoria. Un ottimo esempio è quello dell’Associazione Campi Aperti e della sua rete di mercati, che rappresenta un’importante realtà tra agricoltori, produttori e consumatori su Bologna, mentre a Modena una realtà simile fa decisamente fatica a nascere. Oppure Arvaia, cooperativa agricola, sempre bolognese, costituita da cittadini e cresciuta esponenzialmente in questi anni.

D: Progetti futuri

R: L’idea di progetto futuro è quello di ampliare l’azienda agricola con nuovi terreni.  Attualmente le coltivazioni sono suddivise su quasi sette ettari, mantengo inoltre circa duemila metri di prato stabile, mai lavorato da più di vent’anni, dove si sono sviluppate tantissime essenze spontanee; è il mio bacino di biodiversità, dove evito persino di camminarci. Inoltre sto preparando un lavandeto, nel quale anno dopo anno trapianto lavanda angustifolia e altre aromatiche che attraggono api e altri insetti impollinatori. C’è tanto da lavorare e non sempre i risultati si vedono subito, ma al momento non ho alcuna intenzione di tornare indietro.

D: Quali altri progetti porti avanti accanto allo sviluppo dell’Azienda Agricola?

R: Qualche anno fa ho fondato un’Associazione Culturale che si chiama BotanicaMente: un’associazione di cultura botanica ed ecologica, attraverso la quale organizzo, corsi di giardinaggio e orticoltura naturale. L’anno scorso abbiamo proposto un corso di orticoltura naturale, che è stato accolto positivamente, e anche dal punto di vista umano si sono create delle buone amicizie. Confermo che c’è attenzione per l’argomento. L’idea è quella di proseguire e di realizzare una scuola di giardinaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci