Marino Crippa e Laura Remondi hanno fatto una scelta di vita. Sono partiti da un terreno abbandonato, trasformandolo in un piccolo paradiso terrestre della biodiversità con alberi da frutta autoctoni ed erbe officinali. Producono con certificazione Bio marmellate e nettari, oli essenziali, acque aromatiche e oli per massaggi. Marino e Laura raccontano il loro lavoro, le loro passioni e i loro sogni che li hanno portati a creare un’azienda che nel tempo si è trasformata anche in un vero e proprio centro culturale e di aggregazione sociale nel territorio brianzolo.

Alessandro Scassellati (AS): Siamo con Laura Remondi e Marino Crippa, contitolari di una piccola azienda che si chiama Tuttifrutti e che sta a Cornate d’Adda, in provincia di Monza e Brianza, un territorio storico per l’agricoltura lombarda. Com’è nata Tuttifrutti, che tipo di prodotti fate e come gestite la parte di coltivazione. Che idea di agricoltura avete?

Marino Crippa (MC): Nacque tutto dalla mia idea che volevo fare qualcosa in quel terreno che era praticamente abbandonato e lavorato parzialmente in maniera intensiva. Poi, c’erano delle fasce di bosco che continuavano ad avanzare, che si avvicinavano al casottello, i cascinottini tipici dei paesi li chiamiamo così. Quindi, c’è stato un lavoro di pulizia, di ripristino delle aree come erano quando veniva lavorato dal contadino.

La mia idea è stata di mettere delle piante autoctone per due motivi. Il primo, è perché non avevo intenzione di usare troppi prodotti chimici, anzi avevo proprio l’idea di non usarne per niente, e quindi le piante autoctone per loro natura sono più resistenti.

AS: Di che piante parliamo? Raccontaci. Come hai fatto a identificarle? Dove le hai trovate queste piante autoctone?

MC: Proprio un colpo di fortuna, come spesso avviene quando hai un idea e poi incontri le persone che in qualche modo ti possono aiutare. Ho incontrato Luigi Rossignoli che è un signore che quest’anno ne ha 90. L’ho incontrato sette anni fa circa, quindi ai tempi che avevo questa idea e che avevo più tempo ibero dal lavoro. Luigi Rossignoli sono una cinquantina d’anni che recupera questo tipo di piante. Sostanzialmente, sono le piante che c’erano naturalmente vicino a queste costruzioni rurali dove si mettevano gli attrezzi nei terreni. Di solito, i contadini avevano un melo, piuttosto che l’uva, la pianta di fichi. Sono piante che c’erano naturalmente in questa area da secoli. Questo signore, proprio per amore della biodiversità, le aveva negli anni recuperate e riprodotte. Quindi, me le ha vendute e con il suo aiuto le abbiamo piantate. Allora io non avevo grande esperienza, anche per la piantumazione, il trasporto e quant’altro. Con la sua presenza costante e a volte assillante abbiamo messo queste 200 piante. Abbiamo 72 meli di circa 50 qualità diverse. Ci sono mele piccoline, grandi, rosse, gialle e ognuna con i suoi sapori, qualcuna più aspra, qualcuna più dolcina. Poi, ci sono le pere che sono una cinquantina, con 30-35 specie diverse. Poi, ci sono i pruni, le pesche e le albicocche. Poi, abbiamo messo piante strane sempre da frutto. Quindi, c’è una bella diversità in questo terreno ed è molto bello. I frutti hanno delle caratteristiche che è difficile riscontrare, perché la produzione industriale che nel dopoguerra ha preso piede è andata selezionando le qualità che per le loro caratteristiche hanno una resa maggiore, sono più facili da coltivare, hanno un aspetto più regolare e bello. I nostri frutti dall’aspetto non sono magari apprezzabilissimi, però hanno un valore intrinseco che è quello della biodiversità.

AS: Mi sembra di capire che entrambi avete un background diverso dall’agricoltura. Ci siete arrivati, non era questo il campo su cui voi avete fatto buona parte della vostra vita o mi sbaglio?

MC: No assolutamente. Io ho fatto il commerciante e parzialmente lo faccio ancora, assecondando un po’ i figli, però con poche ore al giorno, quindi mi rimane molto spazio per fare questa nuova attività, per seguirla perché è molto interessante, a mio modo di vedere ed ha delle finalità che hanno un aspetto anche etico, se vogliamo, perché credo che in futuro abbia un valore questo esempio, che non è isolato, perché siamo vicini a un terreno con un’altra azienda che è nata più o meno negli stessi anni e che si occupa anche quella di agricoltura in maniera didattica, ospitando e insegnando ai ragazzini.

Si sta creando un piccolo distretto che ovviamente non occupa gran parte dei terreni che sono nella zona, però qualcosa di virtuoso sta avvenendo, a mio modo di vedere, per l’aspetto del recupero della biodiversità e della sostenibilità, che va dalla sostenibilità ambientale e alla sostenibilità sociale, perché lavoriamo con sistemi non troppo invasivi.

C’è un piccolo trattorino, ma tante operazioni si fanno manualmente. Poi, c’è anche l’aspetto che pian pianino vorremmo recuperare un discorso economico di pareggio che stiamo raggiungendo. Questo è un obiettivo indispensabile per fare in modo che ci sia un prosieguo. Lo spero perché io sono soddisfatto, a volte un po’ stanco, perché gli anni non sono più quelli verdi.

AS: Laura, invece, che tipo di storia di vita hai alle spalle?

LR: Per me il salto è stato l’anno scorso. Io sono biologa e ho lavorato per 30 anni in un laboratorio di microbiologia. Ho fatto questa scelta di lasciare i batteri e sono venuta qui. L’ambiente e  il tipo di lavoro è completamente diverso, però ci sono degli ambiti in cui riesco ad applicare quelle che sono le competenze che ho acquisito negli anni passati, siccome adesso ci occupiamo anche di piante officinali e di oli essenziali, di cui magari parleremo ampiamente dopo. Mi sono dedicata al mondo degli oli essenziali come un prodotto che ha un potere terapeutico importante e quindi c’è anche questo filone, oltre a quello dei nostri prodotti come le marmellate. Gli oli essenziali li facciamo noi con le piante che vengono coltivate nel terreno nostro. Sono purissimi. Quindi, si apre tutto un discorso di divulgazione scientifica che mi piace tantissimo, con l’obiettivo di far conoscere questo mondo a più persone possibili. Sono finita qua e sono molto contenta anch’io.

AS: Voi avete questa specie di banca del germoplasma dei frutti, delle mele, delle pere, delle pesche, delle albicocche e dei pruni del territorio brianzolo. State facendo un lavoro che, oltre ad essere un’attività economica, è anche di preservazione di varietà di alberi da frutta che altrimenti si perderebbero. Sarebbe interessante anche fare un lavoro di divulgazione e diffusione di queste piante. Avere anche dei rapporti con chi fa ricerca sugli ecotipi. Ora, voi avete questi frutti e poi li trasformate, fate delle marmellate e fate anche degli altri prodotti. Che tipo di marmellate? Come le preparate?

MC: Anche qui non c’era un piano preciso all’origine. E’ seguito nel momento in cui le piante hanno attecchito e hanno attecchito in grande numero, perché abbiamo perso un 1-2% delle piante e quindi è andata molto bene. Dopo un paio d’anni hanno iniziato ad arrivare i frutti e non avevamo una rete di distribuzione, per cui era un problema. Non puoi mangiare tutti questi frutti, nonostante abbia parecchi figli, nipoti e amici. Si rischiava di sprecare la maggior parte del raccolto e da lì quindi un ulteriore passo è stato quello di comprare dei macchinari per fare una linea di produzione per le marmellate e di infustamento, facendolo in condizioni igieniche ottime. Abbiamo messo una linea di produzione che comprende un paio di macchine per il lavaggio e la preparazione, 4-5 macchinette per l’ulteriore passaggio di sminuzzamento e poi un pentolone. Abbiamo poi una macchina che infusta praticamente in assenza di contatto, per cui direttamente dal tubo passa all’infustatore e alla macchina che chiude. Poi, mettiamo le etichette. Facciamo un prodotto che è circa l’80% di frutta e intorno al 20% di zucchero biologico di canna che compriamo da un’azienda di Padova che vende solo prodotti biologici. Poi, aggiungiamo un po’ di limone per regolare il ph e valutiamo la percentuale di zuccheri, che sono composti da quello zucchero che abbiamo aggiunto e dallo zucchero del frutto. Abbiamo i nostri parametri entro i quali riusciamo garantire una conservazione di uno-due anni. Questo ci ha aperto la possibilità di commercializzare.

Sono prodotti che hanno dei sapori che vengono originariamente da queste varietà di frutti, quindi difficilmente ripetibili nel tempo, perché per esempio le marmellate di mele a volte sono un mix con alcune mele più di altre.

AS: Voi non avete un prodotto, come si dice, standardizzato. Avete un prodotto che è variabile rispetto a quello che c’è.

CM: A quello che arriva, esattamente. In questo modo, riusciamo ad avere un prodotto che è completamente naturale e che credo riesca a conservare le proprietà organolettiche, che sono notevoli proprio di queste varietà. C’è la possibilità di avere un alimentazione che non è standardizzata, non è omogeneizzata, ma credo, anzi ne sono certo, che per noi sia meglio una cosa di questo genere, proprio per la salute e l’alimentazione. Non che che sia fondamentale la marmellata, ma nel mix degli alimenti di una persona è anche un prodotto buono per la colazione piuttosto che per i bambini.

AS: Volevo chiedere se Laura, biologa, è intervenuta nel mettere a punto la ricetta delle marmellate?

LR: Si va proprio, come diceva lui, per tentativi. Ma, sarà più buona con il limone? Mettiamo di più di una cosa piuttosto che di un’altra? Si fa proprio una prova così, tra di noi, pur mantenendo le caratteristiche, i parametri che devono essere rispettati. Il ph deve rimanere al di sotto di un certo valore. Si usa il frattometro per misurare la quantità di zucchero presente nel prodotto. Quindi, sì ci sono dei parametri fissi, però al di là di quello si va un po’ a gusto personale.

AS: Parlando delle erbe officinali, avete pensato di fare delle consociazioni particolari tra gli alberi da frutto e le erbe. Vorrei che Laura ci parlasse di quello che sta facendo con le erbe officinali, degli oli e di tutto il resto.

MC: Confesso la mia ignoranza riguardo al tema delle consociazioni. Cerco di farmi aiutare sempre da questo signore che mi ha venduto le piante. Lui queste cose le sa e mi dice che è meglio mettere questa pianta vicino a quest’altra, perché c’è un discorso di sinergia. La sua competenza non deriva da uno studio accademico, ma dall’esperienza, perché i suoi anni di lavoro sono tanti ed è prezioso questo contributo che mi ha dato. In effetti, non so se attribuire completamente a questo tipo di scelte, però il fatto che le piante siano attecchite ed abbiano prodotto in questa percentuale così alta, credo che sia una risposta implicita in questo discorso. E’ un discorso complesso ed articolato che richiederebbe un approfondimento, anche considerando i funghi che nascono sotto gli alberi che in qualche modo aiutano le piante.

AS: C’è tutto un mondo.

MC: Un mondo che noi sfioriamo, di cui siamo affascinati, ma che in qualche modo non comprendiamo completamente, almeno per quanto mi riguarda. Ogni volta è una scoperta.

AS: E’ un percorso di apprendimento, un po’ come tutto il resto nella vita. Poi, uno impara, approfondisce, gli viene la passione e allora dopo è disposto anche magari a passare delle ore studiare perché vuole capire com’è che funziona il meccanismo. A questo proposito, Laura raccontaci quello che stai facendo con le piante officinali. Con quali piante stai lavorando e che tipo di prodotti fai?

LR: Sono state messe a dimora duemila piante di lavanda e ritornando al discorso che avevi fatto tu sulla sinergia che ci può essere tra le piante da frutto e le piante officinali non ci abbiamo studiato, come ha detto Marino, però nel pratico abbiamo visto che mettere a dimora tutte queste piante, facendo dei gran filari di lavanda alternati ai filari di piante da frutto, le piante stanno tutte benissimo.

MC: Le api da noi sono numerosissime sulla lavanda quando va in fiore. Questo favorisce l’impollinazione anche delle piante da frutto. C’è un lavoro di collaborazione nella natura. Ospitiamo 10 arnie di un conoscente apicoltore.

LR: Abbiamo notato che poiché la lavanda attrae gli insetti impollinatori, che questa sinergia con le piante da frutto ha dato vita ad un ambiente fertilissimo dal punto di vista agricolo, ma veramente pieno di insetti. Ci sono insetti, ci sono i lombrichi, ci sono le api, le farfalle e le libellule. Abbiamo dato vita ad un microcosmo che è molto fertile.

MC: E’ venuta anche una coppia di germani reali a fare i cuccioli, dato che abbiamo un piccolo laghetto. Arriva l’airone cenerino.

AS: Da questo punto di vista, potreste diventare una fattoria didattica, far venire qualche scuola a vedere questo microcosmo biodiverso di animali, insetti, alberi da frutta e piante officinali.

Il nostro terreno è diventato in pochi anni una sorta di piccolo paradiso terrestre. E’ impressionante come la natura si riprende degli spazi se glielo si lascia fare, semplicemente. Perché vediamo intorno degli appezzamenti di ettari e ettari, dove se tu vai con la vanga non c’è un lombrico, mentre da noi devi stare attento anche semplicemente alle formichine. E c’è anche un equilibrio, nel senso che non è che ci vai e ti torturano, ti mangiano. Per esempio, vicino all’acqua io pensavo chissà quali zanzare, non si riuscirà a vivere. In realtà, si genera fra ranocchietti, girini, libellule, api e quant’altro uno spazio in cui puoi stare lì seduto. Qualche zanzare ti punge, ma ci sono pure i pipistrelli, i leprotti e i tassi.

LR: Abbiamo le lavande, il rosmarino, la menta e l’alloro. Queste sono le quattro piante che vengono coltivate e che poi vengono recuperate nel periodo balsamico, che è il momento dell’anno in cui la pianta produce la maggior quantità di olio essenziale. Abbiamo un estrattore di 250 litri e con quello facciamo una distillazione delle piante officinali. Il tipo di distillazione è in corrente di vapore, cioè c’è una una fonte di calore sulla base che fa bollire acqua che sta al di sotto del materiale vegetale. Il vapore che si genera dalla fonte di calore passa attraverso il materiale vegetale, permette l’apertura dei tricomi ghiandolari, che sono la parte della pianta che contiene l’olio essenziale. Si chiama corrente di vapore proprio perché trascina con sé l’olio essenziale. L’olio essenziale viene fatto passare attraverso un condensatore con una camicia che raffredda e quindi il vapore si ricondensa e torna ad essere liquido, producendo prima acqua aromatica o idrolato, cioè un’acqua profumata, e poi l’olio essenziale che si stratifica sopra l’acqua aromatica, perché è un olio. Quindi, abbiamo due fasi, una idrofila e una lipofila. L’idrofila è l’acqua aromatica, la lipofila si separa da quella idrofila e si recupera così l’olio essenziale, che poi viene imbottigliato. Questo è il prodotto. Così facciamo quattro tipi di oli essenziali e di acque aromatiche. Quello di alloro, quello di lavanda, quello di rosmarino e quello di menta.

Sono puri al 100% e questo lo dico perché in commercio è molto facile trovare oli essenziali che sono adulterati. Ci sono tanti tipi di adulterazioni. Possono essere diluiti con un olio vettore – che potrebbe essere banalmente l’olio di oliva o un olio di mandorle – e il consumatore finale questo non lo sa. Oppure si può sostituire una pianta con un’altra, oppure aggiungendo delle essenze vengono diluiti con degli oli naturali. Oppure, ancora, vengono aggiunte delle essenze industriali, quindi fatte in laboratorio, sostanze chimiche che non hanno nulla a che vedere con la natura

AS: I vostri sono prodotti totalmente naturali che derivano da quel processo che tu hai descritto. Voi non fate nessun tipo di aggiunta di niente.

LR: No. Infatti, volevo dire prima che la nostra oltre a essere una sostenibilità ambientale, come dice spesso Marino, e anche sociale, proprio perché ci piace divulgare quelle che sono le cose che noi abbiamo acquisito. Quindi, abbiamo provato ad avere qua dei bambini e delle scolaresche che vedono come si fa il lavoro nel laboratorio. Abbiamo fatto eventi nel nostro terreno, dove la gente raccoglie il frutto e se lo mangia. Si parla di biodiversità e si fa vedere quello che ci stiamo raccontando.

AS: Voi siete anche un’azienda aperta al territorio.

LR: Assolutamente sì. Facciamo tanti eventi anche sugli oli essenziali. Quando è il momento della distillazione che è più facilmente d’estate, facciamo degli eventi dove le persone vengono a vedere proprio in diretta come avviene la distillazione. E’ molto bello vedere sul campo, non è solo un discorso teorico che si fa, ma interattivo.

AS: Adesso voi avete questi diversi prodotti, da una parte le marmellate e dall’altra gli oli essenziali e le acque aromatiche, come li commercializzate? Che che tipo di strategia avete messo in campo per cercare di mettere su un mercato che può essere locale o può anche essere più ampio? Che cosa avete fatto? Come vi state muovendo?

LR: Vicino al laboratorio di trasformazione c’è un punto vendita dove la gente può venire e acquistare direttamente.

MC: Parlare di strategia mi sembra un po’ esagerato, perché la nostra produzione non potrebbe sostenere delle grandissime richieste. Facciamo 8-10 mila vasetti l’anno di marmellata, perché la trasformazione è proprio commisurata con la produzione agricola, quindi non è neanche prevedibile e programmabile. Comunque, facciamo una promozione a mezzo di questo tipo di divulgazione a cui accennava Laura, eventi legati alla distillazione in diretta. Circa 20 bambini che facevano la colonia estiva qui vicino, sono venuti in laboratorio a vedere. Poi, i genitori sono venuti tutti a prendere i vasetti.

Siamo una realtà territoriale e le nostra marmellate le stiamo dando alla Coop di Mezzago. Poi, c’è una una pasticceria/caffetteria che ha molti clienti e ha messo bene in vista i nostri prodotti. Però, non possiamo cercare di distribuire con dei grandi numeri perché facciamo medi-piccoli numeri. Va bene così.

LR: Abbiamo però due piattaforme di vendita online che sono l’Alveare che dice sì, e noi serviamo parecchi Alveari qui intorno. L’altra piattaforma che abbiamo adottato da poco è Too good to go, perché ci capita di produrre oltre alla frutta, anche verdura e ci dispiaceva dover buttar via questi prodotti, per cui facciamo queste box che la gente viene a ritirare. Si prenota e così distribuiamo verdura che è stata raccolta, piuttosto che marmellate vicino alla scadenza. Poi, come è ovvio che sia, le persone che vengono per ritirare la box e scoprono i nostri vasetti, si apre un rapporto che porta generalmente a qualche vendita. I numeri sono ancora molto risicati, ma sono commisurati con la nostra produzione. Un altro canale sono i GAS – Gruppi di Acquisto Solidale. Serviamo alcuni GAS a Milano e alcuni vicini a moi. Poi vale tantissimo il passaparola. Ci sono dei negozi che confezionano bomboniere e quest’anno mi hanno chiesto tantissimi vasetti di marmellata per fare bomboniere.

AS: Quindi voi fate anche dei vasetti di piccole dimensioni?

LR: Abbiamo due dimensioni per le marmellate. Un vasetto da 125 ml che è il vasetto della dimensione classica e uno leggermente più piccolo. Poi, anche un vasetto con un nettare, che è un prodotto che si può bere direttamente dal vasetto. Un nettare, un succo insomma, un prodotto semiliquido che si può bere direttamente.

MC: Lo faccio con le mele e le pere perché a volte ne abbiamo tante e ha la densità dell’omogeneizzato, quindi in estate è gradevole e nutriente. E’ fatto con una percentuale di acqua maggiore delle marmellate per essere fruibile in questa densità. Però, ha le stesse caratteristiche di purezza, non aggiungiamo niente zucchero, solo un po’ di limone e il frutto.

LR: Non abbiamo detto che noi siamo certificati Bio.

MC: Poi, per ritornare al marketing, abbiamo un sito. Siamo sui social facebook e instagram.

LR: Per quanto riguarda il sito, volendo possiamo anche vendere online. Non è stato ancora attivato tutto, però siamo pronti con l’e-commerce. Però, non non è una cosa che ci fa impazzire pensare di vendere tanto lontano da noi. Pensiamo che non abbia molto senso mandare 3 vasetti a Roma con un furgone, proprio per la natura. Il vicinato basta e avanza.

AS: Le persone mangiano tutti i giorni e bisognerebbe cominciare a nutrire quelle che ci stanno intorno, anche perché, come nel vostro caso, parliamo di quantità relativamente piccole. Basta che voi ragioniate su chi vi sta intorno.

LR: Volevo dire anche che abbiamo un altro articolo che è un olio da massaggio, cioè un olio di mandorle con aggiunta del nostro olio essenziale. Questo prodotto apre un altro canale di vendita che è quello del wellness, dei centri per i massaggi estetici. Ci stiamo muovendo anche in quella direzione lì, perché già abbiamo preso dei contatti.

AS: Quello è un mercato enorme e in crescita, perché le persone sono tutte preoccupate di stare in forma, come si dice.

LR: Anche perché abbiamo recuperato uno spazio dove c’è il giardino, lo abbiamo ristrutturato e adesso quello spazio è diventato un Tuttifrutti Eventi dove facciamo dei corsi di yoga e ci sarà una persona che viene a fare il massaggio shiatsu, piuttosto che il massaggio olistico, usando i nostri oli. Ho intenzione di proporre delle conferenze dove si parla di argomenti sempre inerenti al benessere della persona. Quindi, le marmellate come gli oli essenziali e gli oli da massaggio, lo yoga sono tutti collegati tra di loro, perché hanno come obiettivo il benessere della persona. Sono prodotti apparentemente scollegati, ma fanno tutti parte di un progetto comune che è quello di farci star bene, mangiando bene e facendoci fare una coccola, come un massaggio profumato, piuttosto che una conferenza legata all’argomento del benessere.

MC: Abbiamo scoperto in Laura delle doti e capacità di divulgazione commerciale inaspettate Ha anche coniato lo slogan “Meno tv e una coccola in più”.

AS: Mi sembra programmatico. Per concludere, vi volevo chiedere cosa volete che succeda da qui ai prossimi cinque anni. Quale è il vostro sogno nel cassetto che ancora non avete realizzato e che vorreste realizzare?

MC: Io sogno poco, ultimamente. Vorrei ricominciare a sognare perché ho un problema mio personale del tipo che se sogno, poi generalmente faccio di tutto per realizzarlo. Quindi, mi autocensuro nel sogno per prudenza. Però, al di là di questo ragionamento astruso, ci piacerebbe che la nostra realtà abbia una utilità sociale e che sia un esempio anche per figli e nipoti, perché francamente credo sia un privilegio il fatto che abbiamo potuto fare questa cosa, per quanto mi riguarda in un’età che non erano i 35-40 anni che è quando di solito si fanno queste cose. Averlo potuto  fare adesso lo considero già un privilegio e spero che sia utile anche come esempio. Più egoisticamente, il fatto di invecchiare facendo qualcosa mi piace, vuol dire invecchiare meno, a mio modo di vedere.

LR: Non sogno di diventare ricca e di far soldi, non mi interessa. Voglio stare bene, essere serena e qui lo sono. Mi piacerebbe che questo posto diventasse davvero un luogo di aggregazione. Vedere tanta gente che passa di qui, che ha voglia di conoscere la nostra realtà, che ascolti quelli che sono i nostri progetti e che magari ne prenda spunto per realizzarne altri. Insomma, essere da esempio per altre realtà, non è facile, però si può fare se c’è la passione, soprattutto per vivere meglio, più sereni.