Amelia Nibbi, con la sua famiglia, gestisce Casale Nibbi, un’azienda agricola a Amatrice, in provincia di Rieti, che si estende su circa 80 ettari di terreno. E’ un’azienda di ortofrutta e lattiero-casearia con circa 100 vacche da latte. Ad Amelia siamo arrivati grazie alla collaborazione con la Piccola Bottega Merenda di Giorgio Pace a Roma, nel quartiere popolare del Tuscolano. Con Amelia abbiamo ricostruito la storia dell’azienda, le sue lavorazioni e la rete di distribuzione dei prodotti.

L’azienda e i suoi prodotti

Amelia Nibbi: Siamo un’azienda gestita a livello familiare da 5 generazioni. Nella gestione aziendale sono coinvolte mia madre, mio padre e mio fratello, dei lavoranti, e altre persone che ci aiutano. L’attività è divisa in due bracci operativi. ll settore ortofrutta dove produciamo mele, ciliegie e patate. Negli ultimi dieci anni questo settore è stato interessato dai cambiamenti climatici che hanno interessato gelate e grandinate, e questo ha comportato una serie ripetuta di danni alla produzione; il settore Lattiero-caseario: attualmente alleviamo un centinaio di vacche da latte. Il numero delle vacche è informato dalla quantità di latte che siamo in grado di trasformare.

Nel corso degli anni abbiamo visto che produrre tanto latte, con i costi e i prezzi del latte, non solo non ha senso, ma si rischia di fallire. Di conseguenza abbiamo ridotto il numero delle vacche in modo da avere una quantità di latte che può essere quasi interamente trasformata da noi per avere un maggior reddito.

L’azienda Casale Nibbi possiede inoltre un vigneto di 6 ettari e mezzo, un lascito di mio nonno. Dal 2020 abbiamo iniziato a imbottigliare vino per cercare, come con il latte, di trasformare un prodotto in maniera che così abbia un valore maggiore sul mercato, perché per la vendita delle materie prime c’è veramente niente, troppo poco. Diciamo che non è la nostra principale attività e che non abbiamo vinificato tutti i 6 ettari e mezzo, però ci stiamo lavorando.

D: Parliamo dei vostri formaggi, Producete mozzarella, bocconcini, erborinati, caciotte, scamorze, primo sale, caciocavallo, e lo stracchino stagionato. Raccontaci di questi formaggi e di come sono?

R: Il casaro in famiglia è mia madre. Noi abbiamo questa pratica di vendere quello che a noi piace mangiare. Quindi, una cosa importante è che a volte anche una partita di formaggio, se a noi non piace, non la vendiamo. Questo ti fa capire quanto ne assaggiamo!

Noi abbiamo preso una direzione, visto che abbiamo una produzione artigianale che “non viene sempre allo stesso modo”: a volte può capitare che il prodotto non venga bene o comunque che non sia quel prodotto che ci aspettiamo e quindi, se non ci piace, noi non la vendiamo.

A noi piacciono i formaggi molli, per cui il nostro prodotto di punta è lo stracchino stagionato, lo abbiamo fatto diventare il top perché piace a noi. Si tratta di uno stracchino stagionato per una ventina di giorni, un mese, dipende un po’ dalla temperatura esterna. Non è però una stagionatura di mesi o anni, ma di breve periodo. In realtà, lo stracchino stagionato è quello che in Lombardia viene chiamato comunemente stracchino.

D: Che razze di vacche allevate e quale è il metodo di allevamento che voi utilizzate?

R: Sono Frisone italiane incrociate con le pezzate rosse. Questo incrocio è stato fatto perché la frisona italiana è vero che è indicata per il latte, però poi non è indicata per la carne, per cui negli anni precedenti succedeva che quando nascevano i maschi erano considerati inutili, per cui non avevano nessuna possibilità di essere cresciuti e lavorati. Negli anni abbiamo fatto degli incroci con le pezzate rosse e questo così ci ha dato la possibilità di avere un latte più ricco in termini di grasso. Inoltre, grazie a questo incrocio genetico, i maschi possono essere venduti e allevati come animali da carne.

Le vacche d’estate vivono all’aperto, mentre d’inverno sono libere, ma all’interno della stalla. Questo perché le temperature scendono anche a -10 a -15, e di conseguenza tenere le vacche all’aperto non è consigliabile.

Il mercato e il sistema di relazioni territoriali

D: C siamo conosciuti e stiamo facendo questa intervista perché ci ha presentato Giorgio Pace della Piccola Bottega Merenda di Roma che è entrata a far parte del mondo di Ciboprossimo. Come è nata questa relazione, e quali sono i prodotti che riuscite a vendere attraverso la Piccola Bottega Merenda?

R: Con Giorgio ci siamo conosciuti una decina di anni fa ad una Fiera. Tutti i miei clienti li ho conosciuti tramite fiere, manifestazioni, mercatini e passaparola. Quindi, Giorgio l’ho conosciuto così e abbiamo iniziato questa collaborazione. Lui non acquista tutti i prodotti che noi produciamo, così come sono pochi i negozi che acquistano tutta la gamma. Alcuni per scelta, alcuni perché sono talmente piccoli che non possono prendere tutto; altri perché magari non tutte le nostre referenze sono certificate BIO.

Non tutti i prodotti che produciamo sono certificati bio. La lavorazione è bio, ma poi i prodotti non sono certificati. Parlo non solo dei formaggi, ma anche delle confetture. Le mele e le ciliegie sono bio, la lavorazione è bio, ma io non le ho certificate per un semplice motivo: una questione economica. Se tu fai piccole quantità, sostenere i costi di certificazione diventa complicato, di conseguenza diverse piccole produzioni sono bio, lavorate bio (e a volte anche più di bio), ma non sono certificate. Quindi, alcuni negozi che magari o sono certificati o comunque prendono solo prodotti bio, alcuni nostri prodotti non li prendono per questo motivo, ma io non è che me ne faccio un problema. Ognuno fa le sue scelte e io ho le mie motivazioni.

D: La Piccola Bottega Merenda che tipo di prodotti acquista da voi? Insieme fate delle sperimentazioni commerciali su specifici prodotti per comprendere gli orientamenti di consumo?

R: Un piccolo negozio tendenzialmente non tende a diventare mono azienda per cui acquista prodotti dello stesso settore da più aziende. Per questo propongo degli esperimenti: prendi il prodotto in conto vendita, lo metti in mostra e quando lo hai venduto me lo paghi. In questo modo facciamo test di mercato anche su prodotti “che non vanno”. Con Giorgio della Piccola Bottega Merenda questo passaggio lo posso fare gli dico metti lì l’erborinato, quando hai finito di venderlo me lo paghi. Altri negozi o clienti, invece, non sono interessati, non hanno fantasia o non hanno voglia, quindi questo non lo posso fare. Con Giorgio se tu gli dici facciamo una prova, non si tira indietro. Comunque, la Piccola Bottega Merenda, acquista da noi mele, lo stracchino stagionato e il silano, ossia una scamorza lunga.

D: Ora, un consumatore romano che volesse trovare i vostri prodotti e che non vive al Tuscolano dove li può trovare altrove? Ci fai una mappa di dove si possono trovare questi vostri prodotti?

R: Su Roma, tranne la parte proprio centro-centro ZTL, dove non ho negozi, diciamo che dentro Roma ho diversi negozietti sparsi. Sono soprattutto negozi Naturasì, ma loro hanno solo i nostri formaggi. Poi, ci sono tante zone. Fuori Roma rifornisco il centro commerciale Le Rughe sulla Cassia bis. Poi, ho alcuni negozietti vicini a Naturasì, perché comunque erano negozi che avevo prima. A volte suggerisco di farmi mandare un messaggio dalle persone, una mail, indicando dove stanno, dove abitano e lavorano, e io gli comunico il negozio più vicino, oppure procedo con la consegna a domicilio. Durante il lockdown abbiamo iniziato questa avventura. E’ un altro lavoro che ho aggiunto e quindi facciamo consegne a domicilio dentro il Raccordo Anulare e non nelle aree ZTL.

D: Come vi siete organizzati per fare queste consegne a domicilio? Cioè, che tipo di servizio utilizzate?

R: Abbiamo iniziato con una pagina appoggiata su un sito. Era molto semplice e il sistema prevedeva di collegarsi a questa pagina, mettere il nome e cognome e gli altri dati personali e cliccare sui prodotti. Da agosto invece utilizzo una App “Casale Nibbi” che permette di fare gli ordini. Per pagare, possono pagarmi o alla consegna o con il link di pagamento quando invio la busta con tutti i prodotti. Hanno un minimo di 30 euro di spesa, ma non hanno spese di consegna.

D: Voi servite anche dei GAS, dei Gruppi di Acquisto?

R: Diciamo che la storia di collaborazione con i GAS è iniziata così: 20 anni fa, una signora una volta al mese acquistava una cinquantina di Kg. di mele. Mi sembrava una cosa strana perché non chiedeva sconti e acquistava questa quantità. Lei a un certo punto mi disse che faceva parte di un GAS, di un gruppo d’acquisto solidale. Sono andata su Internet a cercare cosa fossero i GAS. Ho trovato tutta la lista dei GAS di Roma. All’epoca questi gruppi d’acquisto erano molto diffusi e quindi mandai una mail a tutti quanti dicendo: “mi chiamo Amelia, vivo ad Amatrice, ho queste mele piccole, brutte e storte a causa di una grandinata, ma buonissime, e per l’occasione confezioniamo sacchetti da 5 kg ad un prezzo di 5 euro”. Quattro o cinque GAS mi dissero di sì. E iniziammo così. Abbiamo fatto dei punti di raccolta sul Raccordo Anulare in prossimità delle uscite, perché fui io a fare le consegne con il furgone.

Quando feci il mio sito internet, ad Amatrice tutti quanti mi dicevano “ma che ci fai?” Io rispondevo: “non lo so cosa ci faccio, ma lo faccio perché a me piace”. Insomma, un giorno mi chiamò il Bistrot Bio di Via del Casaletto 400 a Roma grazie al sito internet che avevo voluto fare. Mi invitarono ad andare a fare il mercatino. Ci sono andata e lì ho incontrato una persona che mi disse che a Testaccio la terza domenica del mese c’è la biodomenica, poi c’erano tanti altri appuntamenti bio in giro per Roma. Ho cominciato così. Il mio inizio è stato questo.

D: Sei partita dai GAS e dai mercatini, per poi arrivare ai negozi?

R: Successivamente sono arrivata ai negozi, ma perché pure lì facevamo una fiera con la Regione Lazio, la Biofiera, dove loro cercavano questi produttori per portarli in giro in Italia e in Europa. Capitai in questa fiera e mi dissero se volevo venire con loro a fare altre manifestazioni. Ti paghiamo noi lo stand e tu devi pagare solo l’albergo e il viaggio. Sono andata a Bologna al SANA. In questo circuito ho cominciato a conoscere questo mondo, perché mi cominciarono a lasciare i bigliettini da visita. Mi chiedevano, ma tu spedisci? Boh, non lo so, forse. Per un anno sono stata indecisa, ma le fiere me le sono fatte per vedere la gente che cosa faceva, per capire come si facevano i biglietti da visita, le penne con la pubblicità. Andavo a vedere e intanto mi facevo le fiere. E in un anno avevo collezionato una marea di biglietti. A una fiera ho conosciuto anche il mio attuale collaboratore su Roma.

La prima vendita che feci a Roma ad un negozio la feci con del primo sale dal valore commerciale di 7 euro. Partita da Amatrice e arrivata fino alla Pisana per vendere 7 euro di primo sale. Quello è stato il mio primo cliente.

D: Rifornite anche dei ristoratori?

R: Con i ristoratori ci faccio poco e non so il perché. Nei ristoranti i miei prodotti, non capisco perché, ma vanno poco. La pasta ha tempi di cottura troppo alti, 12-13 minuti, e questo ai ristoratori non piace, cioè loro vogliono una cosa veloce. Oppure perché magari formaggi li utilizzano negli antipasti, però ne utilizzano molto poco e, nel tempo, questa relazione tende ad esaurirsi.

Logistica e sistema per la gestione degli ordini

D: Dal punto di vista della distribuzione dei tuoi prodotti, sei soddisfatta? Ci sono delle questioni difficoltose? Ad esempio nel tenere il rapporto con questi clienti, nel farsi fare gli ordini e ad avere una continuità di relazione?

R: Per gli ordini, noi tutti i lunedì mattina chiamiamo tutti i clienti, i negozi. Tutti i lunedì mattina il responsabile commerciale fa le sue telefonate. Si mette e chiama tutti quanti, uno a uno, oppure invia messaggi o telefona, anche perché noi abbiamo dei tempi per la produzione del fresco. Noi, il lunedì produciamo la mozzarella, il martedì facciamo le ricotte, il primo sale e confezioniamo. Il mercoledì andiamo in consegna. Se tutti ci chiamassero la sera del martedì, noi non potremmo fare tutta la preparazione.

Un secondo problema per quanto riguarda le difficoltà che incontriamo nel rapporto con il mercato è rappresentato dalla logistica. Cioè, abitando a 150-200 km da Roma, quando io parto con il furgone devo fare più carico possibile per coprire i costi di trasporto. Tant’è che, per esempio, le consegne a domicilio le faccio tra un negozio e un altro, perché non riesco a fare un furgone pieno di roba da consegnare a domicilio. L’ho fatto nel lockdown perché non c’era traffico, la gente stava tutta dentro casa e sono riuscita a fare anche oltre 100 consegne in un giorno. Adesso, non ne riesco a fare più di 20, con 2 persone nel furgone, con uno che guida.

D: Amelia, quindi sei tu che guidi questo furgone?

R: Sì, anche perché adesso abbiamo due furgoni per arrivare il mercoledì da tutti i clienti – e a Roma ne abbiamo una cinquantina – ci dividiamo Roma in due furgoni. Io ne ho uno e il responsabile commerciale un altro. Siccome io ho un furgone più piccolo a volte ci incontriamo a pranzo, perché a me piace mangiare, mi carico un po’ di roba nel mio furgone e riparto. Cerco di far più consegne possibili perché, ripeto, abbiamo prodotti freschi e quindi prima li consegni e prima i negozianti li cominciano a vendere. A luglio faccio delle consegne più piccole perché i formaggi non si vendono, però poi a settembre, ottobre, novembre faccio delle consegne molto più grandi.

La Multifunzionalità in azienda

R: A fianco di questo discorso sulla rete commerciale a Casale Nibbi abbiamo allestito un’area pic-nic. Questo l’ho pensato a maggio 2016 ma poi ad agosto c’è stato il terremoto e quindi questa area pic-nic è rimasta un po’ ferma. Tre anni fa ho deciso di ultimarla, però non riuscivo a capire come poter fare a lavorarci. Abbiamo cominciato a fare delle degustazioni in azienda dove le persone vengono e visitano l’azienda. L’estate del 2020, dopo il primo lockdown, complice il fatto che le persone in quel momento volevano andare in giro, complice fatto che la gente andava col camper, insomma una serie di circostanze, mi hanno fatto fare tra luglio e agosto un’esplosione di visite di persone all’azienda. Venivano in azienda per il pic-nic, per fare le degustazioni, per vedere le mele, le pere e le susine e le cipolle, tutto quello che c’era, oltre alle famose vacche che producono la base dei nostri prodotti. Quindi, due anni fa ho iniziato con quest’area pic-nic e io sono contentissima quando le persone vengono ad Amatrice e vengono in azienda. Mi piace fargli vedere l’azienda, perché le persone devono vedere uno come vive e dove vive quello che fa, i pregi e difetti, tutto. L’anno scorso mi sono comprata un Food truck. Faccio sostare gratis i camperisti, gli offro l’acqua e la corrente.

D: La vostra azienda ha subito dei danni, per cui adesso utilizzi dei container come magazzini. Da questo punto di vista rassicuraci rispetto alla vostra ricostruzione.

R: La ricostruzione non esiste. Quelle quattro cose che stanno costruendo non portano a breve a niente. Un sacco di burocrazia e problemi. Quindi quattro anni di terremoto e altri due fatti così. Io devo ringraziare, per esempio, tutte le persone che mi hanno messo in mano dei soldi e mi hanno detto di farci quello che vuoi, non vogliamo sapere, l’importante è che ti servano per fare. Quindi, noi abbiamo rifatto un caseificio con l’aiuto di alcune persone, aiuti privati, col fatto che abbiamo avuto solidarietà e abbiamo avuto tanto spirito di adattamento. Adesso lavoriamo, però penso che al prossimo terremoto non ce la faccio a fare quello che ho fatto finora. Quando tu hai, ad esempio, una cella frigo che prima stava in un edificio e quindi viaggiava a certe temperature, mentre adesso ho delle celle frigo che sono autoportanti, e quindi sono sotto il sole e di conseguenza d’estate, ad un certo punto, si bloccano e i formaggi che stagionano subiscono un processo traumatico e si rovinano per cui il formaggio non ha le caratteristiche che ti aspettavi. In estate non ho l’erborinato perché mi si asciuga troppo. Vallo a spiegare a tutti i clienti perchè non ho quel formaggio! Una signora mi ha fatto rimanere malissimo quando mi ha detto: “potevate lavorare di più”. Non è che io non voglio lavorare, è che non posso lavorare, perché se metto i formaggi dove la temperatura e l’umidità è zero, non mi viene l’erborinatura.

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  • Intervistata: Amelia Nibbi – azienda agricola Casale Nibbi – Amatrice (RI)
  • Intervistatore: Alessandro Scassellati
  • Le fotografie sono dell’azienda agricola Casale Nibbi

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